Recensione su Non tutti ce l'hanno...

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M / 5 Maggio 2020 in Non tutti ce l'hanno...

Non è per nulla difficile capire perché un film del genere, colmo di trovate interessanti ma anche di difetti, sia riuscito a vincere la Palma d’Oro a Cannes: il più nouvelle vague dei film inglesi non poteva non conquistare un festival all’epoca dominato dall’influenza dei Cahiers du Cinéma: ironia spesso bislacca, giochi linguistici, amori tragicomici, invenzioni visive e modern jazz come se piovesse rimandano senza dubbio al cinema francese dell’epoca.
Ma il problema di Non tutti ce l’hanno… (titolo originale, semi-intraducibile: “The Knack… and How to Get It”) è che vive solo delle sue trovate, che sono numerose, originali, efficaci quanto si vuole, ma che faticano molto a trovare una vera coesione. L’idea è tipica di quell’epoca: sostanza del cinema è il cinema stesso, non c’è altro di cui parlare, anche quando pare si stia parlando d’altro: “The medium is the messagge”, avrebbe detto MacLuhan due anni dopo, proprio nel pieno di quella temperie e, come ben si sa, con un occhio ben puntato proprio sull’arte filmica.
La storia dei due ragazzi un po’ sfigati, un insegnante invidioso del successo con le donne del suo coinquilino (batterista jazz donnaiolo) ma incapace di rapportarsi con l’altro sesso, e una ragazza che arriva a Londra dalla provincia, in parte spaesata in parte più ingegnosa dei Londoners stessi, questa storia, dicevo, sembra più che altro un pretesto per inanellare una sequela di idee di cinema sempre molto interessanti (a partire dai bellissimi titoli di testa, che si possono vedere qui), ma che corrono il serio pericolo di non lasciare nulla più allo spettatore che una piccola estasi visivo/sonora e qualche gag dal sapore ancora fresco (55 anni dopo).
Dal regista di film beatlesiani come A Hard Day’s Night e Help!, a mio avviso insopportabili marchette, qui Richard Lester mostra le sue vere qualità, ma non è certo un Truffaut, un Rohmer o un Godard, e con una quantità di invenzioni che basterebbero per dieci film non sa sublimare il tutto in una forma compiuta: un vero spreco.

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