Recensione su The Irishman

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Un film inutile nella filmografia di Scorsese / 1 Dicembre 2019 in The Irishman

Al contrario del film di Scorsese sarò breve: un film che non aggiunge nulla di nuovo alla filmografia del regista, e non eguaglia i film del passato. Per chi ha già visto “Quei bravi ragazzi” consiglio di guardare “The Departed” e fermarsi a contemplare le differenze tra questi due splendidi film, senza fermarsi troppo su “The irishman”. Non c’è in questo film un guizzo sperimentale o qualcosa che non sia già stato detto prima dallo stesso regista.

6 commenti

  1. Alicia / 2 Dicembre 2019

    La scelta di ringiovanire i protagonisti è estremamente sperimentale, stiamo parlando di un regista che usa pochissimo il Green screen e che si affida a scenografie artigianali per la maggior parte dei suoi film, questa critica la vedo proprio sterile. Ho visto che dal punto di vista estetico questo non è stato molto gradito dal pubblico, però non molti si sono soffermati sulla ruga dal punto di vista concettuale. Il tema centrale è la vecchiaia, anche da giovani I protagonisti sono destinati a diventare vecchi, le rughe sono inevitabili e già segnate,non hanno ricostruito i giovani de Niro e Joe pesci, ma proprio altre persone. L’ho trovata una scelta estremamente incisiva e coraggiosa.

    • Joel / 2 Dicembre 2019

      Ciao Alicia! Sinceramente non sono affatto d’accordo con te. Il ringiovanimento dei volti non è affatto cosa sperimentale oramai, e comunque è forse un dettaglio, non certo una cifra stilistica o riflessiva. È mezzo e non fine, senza tralasciare che, seppur fosse stato il primo film a fare una cosa del genere (ed invece è l’ennesimo) non avrebbe spostato di una virgola la qualità del prodotto. Poi dici che parliamo di un regista (Scorsese) che usa pochissimo il green screen. Scusa ma questo è un altro dettaglio che peraltro, dopo Hugo Cabret, è venuto totalmente meno, e non avrebbe niente di avanguardistico. Ancora una volta non sposterebbe il giudizio. E comunque, ripeto, da dopo Hugo Cabret non si può dire che Scorsese usi poco il green screen: oramai quel passo l’ha fatto e direi in maniera eccellente (sto parlando sempre di Hugo Cabret). Infine non penso che il tema centrale sia la vecchiaia (che è il tema finale, la chiosa), ma che sia, al solito, la vita gangster italoamericana, Little Italy e le dinamiche di certa mafia. E, come detto, sono cose che, dal punto di vista qui adottato, sono già state ampiamente e meglio raccontate sia già dal regista che da altri.

  2. Joel / 2 Dicembre 2019

    Ciao Alicia! Sinceramente non sono affatto d’accordo con te. Il ringiovanimento dei volti non è affatto cosa sperimentale oramai, e comunque è forse un dettaglio, non certo una cifra stilistica o riflessiva. È mezzo e non fine, senza tralasciare che, seppur fosse stato il primo film a fare una cosa del genere (ed invece è l’ennesimo) non avrebbe spostato di una virgola la qualità del prodotto. Poi dici che parliamo di un regista (Scorsese) che usa pochissimo il green screen. Scusa ma questo è un altro dettaglio che peraltro, dopo Hugo Cabret, è venuto totalmente meno, e non avrebbe niente di avanguardistico. Ancora una volta non sposterebbe il giudizio. E comunque, ripeto, da dopo Hugo Cabret non si può dire che Scorsese usi poco il green screen: oramai quel passo l’ha fatto e direi in maniera eccellente (sto parlando sempre di Hugo Cabret). Infine non penso che il tema centrale sia la vecchiaia (che è il tema finale, la chiosa), ma che sia, al solito, la vita gangster italoamericana, Little Italy e le dinamiche di certa mafia. E, come detto, sono cose che, dal punto di vista qui adottato, sono già state ampiamente e meglio raccontate sia già dal regista che da altri.

    • Alicia / 2 Dicembre 2019

      Forse mi sono spiegata male, intendevo sperimentale nella poetica di Scorsese. La cifra sperimentale, specialmente in ambito tecnologico, non è uno dei cavalli di battaglia di Scorsese (a me viene più in mente uno Spielberg o un Cameron in questo senso). Ma quando un regista inserisce nella sua poetica un elemento mai utilizzato prima, dimostra comunque grande iniziativa, come aveva fatto in precedenza introducendo il green screen in Hugo Cabret, suppongo per poter dare un’immagine più fiabesca alla poetica del film.
      Non si è limitato a ripetere il tema della mafia, ma vi ha aggiunto qualcosa di nuovo. Oltretutto the departed non era un film che parlava di mafia in senso stretto, perlomeno non mafia italiana con quegli schemi e modi di pensare, non lo prenderei ad esempio.
      Mean Streets e Quei Bravi ragazzi in questo senso sono più rappresentativi, ma la mafia in entrambi era uno strumento, nel primo caso per rappresentare la scollatura tra rapporti umani e spirituali e gli obblighi nei confronti del proprio ambiente, nel secondo caso per far capire il modo di pensare di una mente mafiosa e ciò che lo spinge a essere un criminale, ovvero una vita di rispetti e privilegi.
      Qui la mafia secondo me viene utilizzata per parlare della vecchiaia, ma ovviamente è un’opinione personale. Quel che è oggettivo è il risultato di una stratificazione di temi, non può essere ridotto all’ennesimo film sulla mafia non necessario, sarebbe banalizzare

  3. Alicia / 2 Dicembre 2019

    Forse mi sono spiegata male, intendevo sperimentale nella poetica di Scorsese. La cifra sperimentale, specialmente in ambito tecnologico, non è uno dei cavalli di battaglia di Scorsese (a me viene più in mente uno Spielberg o un Cameron in questo senso). Ma quando un regista inserisce nella sua poetica un elemento mai utilizzato prima, dimostra comunque grande iniziativa, come aveva fatto in precedenza introducendo il green screen in Hugo Cabret, suppongo per poter dare un’immagine più fiabesca alla poetica del film.
    Non si è limitato a ripetere il tema della mafia, ma vi ha aggiunto qualcosa di nuovo. Oltretutto the departed non era un film che parlava di mafia in senso stretto, perlomeno non mafia italiana con quegli schemi e modi di pensare, non lo prenderei ad esempio.
    Mean Streets e Quei Bravi ragazzi in questo senso sono più rappresentativi, ma la mafia in entrambi era uno strumento, nel primo caso per rappresentare la scollatura tra rapporti umani e spirituali e gli obblighi nei confronti del proprio ambiente, nel secondo caso per far capire il modo di pensare di una mente mafiosa e ciò che lo spinge a essere un criminale, ovvero una vita di rispetti e privilegi.
    Qui la mafia secondo me viene utilizzata per parlare della vecchiaia, ma ovviamente è un’opinione personale. Quel che è oggettivo è il risultato di una stratificazione di temi, non può essere ridotto all’ennesimo film sulla mafia non necessario, sarebbe banalizzare

    • Joel / 2 Dicembre 2019

      Capisco il tuo punto di vista, e tendenzialmente quando qualcuno è contento di un film e io non lo sono mi sento principalmente in difetto, non in ragione. Penso che sia giusto così. Ma per quanto riguarda la sperimentalità si, ti eri spiegata, e al riguardo ho precisato che un dato tecnico come il ringiovanimento facciale è un dettaglio, non possiamo parlare di poetica (che al limite è definibile come un insieme esteso di dettagli). Ho aggiunto poi, allargando il discorso, che nel panorama cinematografico non è certo cosa avanguardistica. La chiamata in causa di The Departed era funzionale alla considerazione dello spostamento tra questo ed i precedenti come appunto Quei Bravi Ragazzi e Mean Streets in termini di stile, narrazione, ritmo, e in questo senso The Irishman non mi è sembrato uno sviluppo o uno spostamento, ma un ritorno a vecchi temi aderendovi e quasi ricalcandoli, con poco o niente di nuovo che risulti interessante. Infine io invece credo che sia il tema della vecchiaia ad essere utilizzato per parlare di mafia, in primis perchè Scorsese ha molto più caro quest’ultimo tema rispetto al primo, e infine perché appare chiaro dal minutaggio dedicato ad ognuno di questi due temi. Però vorrei ripetere che, dato che sono io quello ad averci “visto di meno”, è giusto che mi consideri in difetto e mi dispiaccia un po’ anche di non aver goduto di ciò di cui hai goduto tu. Magari dedicherò (non a breve) una seconda visione al film. E penso sia una prassi d’obbligo quando si parla di grandi registi o di estesi consensi.

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