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Recensione su The Impossible

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16 febbraio 2013

Ci sono film che devono necessariamente esulare dal cinismo e/o dall’attento sguardo dell’incallito cinefilo ipercritico. Sono quei film che vanno visti e presi così come vengono e come, ovviamente, soggettivamente ti arrivano.
Talvolta penso: chi se ne frega di inquadrature perfette, scelte registiche efficaci e non retoriche, buchi o esagerazioni ruffiane nella trama, volte a rendere la storia più avvincente.
Questa poi è una storia vera. Magari un po’ pompata qua e là in alcune vicissitudini dei protagonisti (così suppongo, non posso certo saperlo) ma mai con affettazione, piuttosto per renderti reale l’irrealtà della realtà.
E’ stato un film per me duro e per i primi venti minuti ho pensato (come raramente, raramente mi accade) di non riuscire ad arrivare alla fine.
Ma poi alla fine ci sono arrivata, e senza fazzoletti impregnati di lacrime sia chiaro.
Piuttosto un po’ più segnata, o consapevole, e con la mente rivolta a Gus, la mia bellissima amica Tahilandese.

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