Recensione su The Impossible

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/ 19 gennaio 2013 in The Impossible

… che americanata strappalacrime! Lo “strappalacrime” ci sta anche bene, siano lodati i film capaci di toccare l’intimità dello spettatore tanto da commuoverlo, ma la focalizzazione cade piuttosto sulla parola “americanata” e quindi il valore del film è drasticamente ridotto. Eccessiva retorica per una storia, quella di una famiglia, e un contesto, come quello della tragedia dello Sri-Lanka, che bastano da sé per raccontarsi, per suggerire quel qualcosa che il film, con strumenti estremamente plateali e didascalici, ti spiattella, ti urla in faccia per tutta la sua durata.
Originale raccontare la tragedia dal punto di vista della famiglia, e della famiglia solamente, ma inevitabilmente ci si sente offesi, ci si sente traditi da uno spirito americano che non doveva trovare il suo posto in una pellicola del genere, ma cedere il passo a uno spirito di respiro più ampio, corale, che guardasse anche alla visione del tutto. La tragedia è condivisa, non è un fatto personale, ha piuttosto nei suoi attributi la compassione, il cum patior, il “soffrire con”.
Naomi Watts e Ewan Mcgregor sempre straordinari, piccola grande nota di piacere per i tre piccoli grandi protagonisti della vicenda… eppure tutti questi ingredienti positivi non fanno, e non hanno fatto, un capolavoro. Solo un ottima giustificazione alle lacrime quando si ha voglia di farsi male.

1 commento

  1. Lenore Beadsman / 1 febbraio 2013

    Beh il regista e la produzione sono spagnoli, quindi casomai “che spagnolata!”

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