Recensione su Le idi di Marzo

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4 Gennaio 2014

Avevo letto qualche articolo al tempo della sua uscita nelle sale. Pezzi che ne esaltavano la dirompenza, il coraggio. Un democratico che osava sferrare un colpo basso al Partito democratico. Ed ora mi chiedo, non posso proprio farne a meno, ma tutta ‘sta gente che scribacchiava simili parole vestiva di blu ed aveva un coniglio per amico? No, perché ora mi danno la sensazione che vivessero al di là dello specchio, ed anche da un bel pezzo.
“Le idi di marzo” sottolinea l’ovvio. Non dice nulla di nuovo. Nessuna scottante rivelazione. Porta sul grande schermo i meccanismi di un sistema politico che potrebbe essere tanto statunitense quanto italiano, tanto inglese quanto francese. Comune, insomma, a tutti quei paesi occidentali che si proclamano democratici.
Ed oggi, ripensando a quegli articoli, non riesco proprio a venirne a capo.
Ma, nonostante tutto, al di là dell’esagerazione pubblicistica, della diabolica (così da rimanere peraltro in tema…) macchina degli addetti stampa, “Le idi di marzo” è proprio un bel film. Ben girato, ben recitato, ben temprato. Nulla è fuori posto. La regia di George Clooney? Beh, stavolta ha funzionato.

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