11 Recensioni su

The Hurt Locker

/ 20087.2278 voti

La guerra in iraq / 20 Marzo 2020 in The Hurt Locker

Sa di già visto per l’ambientazione. La scenografia sembra essere stata riciclata da altri film americani sulla guerra. Il film è ben fatto. Viene esaltata la crudezza della guerra in iraq, ed è abbastanza realistico. Non è un film di azione, anche se i momenti concitati non mancano, neanche un film documentario anche se ci si avvicina molto. Il tema riguarda la dura vita degli artificieri. Un tema che permette facilmente di attrarre l’attenzione dello spettatore…infatti la tensione è alta: ci si domanda ogni volta se esplode o non esplode. In ogni caso è il carattere esuberante e sprezzante del pericolo del protagonista che rende il film meno pesante.

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Six Academy.. / 7 Febbraio 2016 in The Hurt Locker

La guerra firmata Kathryn Bigelow. Emozionante Jeremy Renner(che meritava l’OSCAR) e un fantastico Ralph Fiennes che recita per manco 5 minuti. Bello,ma troppi OSCAR! Miglior regista era per il Tarantino dei Bastardi!

Sguardo e Estetica / 27 Gennaio 2015 in The Hurt Locker

L’estetizzazione della violenza ha contribuito alle critiche dei più maliziosi, ma lo sguardo della Bigelow è quanto mai apolitico seppur convenzionale, evitando disonestà intellettuale o facili moralismi e lasciando ai posteri l’ardua sentenza.

Oscar non meritato / 17 Febbraio 2014 in The Hurt Locker

Il film prende una piega interessante quando il protagonista fa il suo ingresso nella storia anche se alla fine di tutto rimangono soltanto micce inesplose, detriti e soldati americani drogati di guerra. Guardabile ma non da Oscar!

La guerra raccontata da una donna / 29 Dicembre 2012 in The Hurt Locker

La guerra in Iraq, un gruppo di soldati del gruppo degli artificieri e sminatori dell’esercito degli Stati Uniti, una lotta tra la vita e la morte, tra la convinzione e il dubbio di aver intrapreso la strada giusta, un conto alla rovescia che li separa dal ritorno a casa. Nel gruppo di artificieri c’è il caposquadra JT Sanborn (Jeremy Renner), sprezzante del pericolo, tanto da disinnescare le bombe senza le adeguate protezioni, il sergente Will James (Anthony Mackie), convinto soldato, che vede traballare le sue convinzioni man mano che i giorni passano e lo specialista Owen Eldrige (Brian Geraghty), inesperto e pauroso.

Insomma, nel film della Bigelow ci sono i diversi caratteri che si relazionano con la guerra in Iraq (nulla di nuovo), ci racconta come la guerra possa far traballare le certezze e le idee dei soldati al fronte, che combattono per un ideale, per una convinzione o per una costrizione e riesce a renderlo toccante, ma allo stesso tempo duro, mostrandoci le debolezze di tutti i personaggi. Un buon uso del rallentato che enfatizza la forza delle scene, lasciandoti con il fiato sospeso e portandoti a vivere le emozioni dei protagonisti.

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24 Dicembre 2012 in The Hurt Locker

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Da dire che la Bigelow sta in una teca da idola per Strange Days, oltre a essere una delle rarissimissime registe in circolazione – sì, no, brave intendo (ahah, l’unica regista donna che fa film da uomini, si trova scritto:D).
C’è questa squadra antiesplosivi in Iraq che affronta quotidianamente blu le mille bombe blu. Gli salta l’artificiere, ne arriva un altro, apparentemente pazzo come un cavallo ma a cui tutto riesce sempre alla perfezione. Non si capisce bene perché questi 3 debbano quasi sempre esser soli a fare quel che fanno, danno un po’ l’idea dei cavalieri solitari nel deserto contro i cattivi, mentre invece immagino che a far la guerra serva un po’ più di organizzazione.
Comunque, tener alta la tensione con delle bombe che non sai se scoppiano nemmeno è così difficile, lo diceva anche Hitchcock a Truffaut, non capisco neanche perché nei film americani quando ci sono degli arabi sono sempre urlanti e sembra sempre che dicano allah allah allah in continuazione.
Il sottotesto parla della guerra e del male di vivere che ne consegue, e che resta dentro anche quando si torna a casa.
Il protagonista, che nel suo scafandro fa un figurone, nel finale è di nuovo al fronte perché quella è ormai la sua quotidianità, in cui si ritrova, e non la è più vivere in una villetta a schiera di una cittadina yankee (del cazzo, qua ci stava un del cazzo) con moglie che non lo capisce, figlio e caminetto. Pure il caminetto che non lo capisce. Perché, lo dice pure la locandina, la guerra è una droga ecc.
Piuttosto perplime che alla fine il protagonista sia ancora il più vivo di tutti, tenuto conto dei rischi al limite dello stupido che si prende, e anche gli arabi sembrano un po’ babbazzi, e falle esplodere prima queste bombe, cosa aspetti che te le disinneschi a fare? Ciò detto, a me il film è ben piaciuto, giustamente teso come una corda di violino e no risparmi nello scavare un po’ nei tre soldati spersi tra sabbia e allahallah. Per esempio prima lo sapevate come prende la mira un cecchino? Ok, non serve a una mazza, però…
Poi perché lo abbiano voluto tempestare con una grandine di oscar non lo so. Cioè, I mean, lo so, i nostri ragazzi al fronte, la guerra è brutta ecc, però non son d’accordo.

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Un ottimo film sulla guerra / 27 Ottobre 2012 in The Hurt Locker

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il soggetto non è male, l’idea di concentrarsi sulle emozioni e sulle azioni di un artificere dell’esercito americano è nuova, dal momento che nessuno ancora se ne era seriamente occupato.
La trama non è nuova, come molti hanno già detto, ma il film funziona. Non perde ritmo, anche se alcune scene potevano tranquillamente essere evitate (come quella in cui uno dei tre (Eldridge) viene ferito a una gamba durante un tentativo di cattura di un bombarolo) anche se giustificate da necessità di copione (far scomparire dalla scena il personaggio più “debole” per lasciare gradualmente spazio al soliloquio finale di James).
Probabilmente è stato un film sopravvalutato, ma anche incredibilmente sottovalutato a seconda di quale tipo di soggetto critico si abbia di fronte. Per comprendere e criticare un film del genere non è sufficiente la sommaria osservazione, ma uno sguardo a dettagli non trascurabili, come la claustrofobica insistenza su un paesaggio di guerra tremendo con l’unico spiraglio di mondo esterno dato dalle tre, forse quattro scene di vita quotidiana di James. Scene che dimostrano chiaramente la sua inadattabilità alla vita quotidiana (al supermarket, di fronte a una scansia che contiene una infinità di scatole di cereali differenti, sembra quasi sconvolto più che dalla vista di un bambino mutilato in guerra) e la sua dipendenza per la guerra.
Ottima la scena in cui compare un sempre ineccepibile Ralph Fiennes, cui segue una lunga attesa a pancia in giù su una duna in balìa del vento e della sabbia del deserto di Sanborn e James.
Una sola figura femminile, come in molti hanno notato, determina un film girato da una donna. La Bigelow non sarà originale, ma a mio avviso si tratta di una delle pochissime donne in grado di confrontarsi con un film sulla guerra senza tirare fuori smielate alla Soldato Jane.

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1 Settembre 2012 in The Hurt Locker

Sceneggiato da un giornalista embedded, è in certo senso anche girato con una tecnica embedded. Lo stile documentaristico della regista trascina lo spettatore al centro della scena e ve lo tiene inchiodato per oltre due ore di tensione e adrenalina al massimo livello. Bravissimi gli attori, ma nuoce forse un certo estetismo dal quale non vanno esenti neppure le scene più crude. Tanto che alla fine la domanda che emerge è: ma è realmente un film contro la guerra?
No, non è un Rambo ambientato in Iraq, come pure è stato scritto. Fatto sta, però, che quest’ultimo non sarebbe mai tornato al fronte, pr non avendo nulla da perdere, James invece ci torna, pur potendo perdere moglie e figlio.
“La guerra è come una droga, crea dipendenza”, dice la tagline del film. E come in tutte le dipendenze, una quota parte di responsabilità l’hanno pure gli assuntori, non solo gli spacciatori

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Il voto sarebbe un 7.5 / 27 Maggio 2012 in The Hurt Locker

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Film vincitore di 6 premi oscar nel 2010, è un film tosto, duro e che fa un pò riflettere.
Non ha una storia ma è più uno spaccato di vari giorni nella vita di una squadra di artificieri in Iraq; la squadra sembra affiatata.
L”arrivo di un nuovo caposquadra, un pò spaccone e che sembra vivere soprattutto per l’adrenalina che certe situazioni gli danno, cambierà un pò di cose. Ma conoscendolo un pò meglio compare anche un pò di umanità, specialmente nel rapporto col ragazzino che vende dvd, quando offre il succo a Seborn (il nero) e nella telefonata a casa. Bravissimo Jeremy Renner nel ruolo del caposquadra (quello che materialmente disinnesca le bombe).
Le situazioni sono tutte di tensione e i soldati devono impararsi a non fidarsi di nessuno (vedere situazione del colonnello-dottore); se un soldato ha dei dubbi rischia di far uccidere qualcuno dei suoi compagni (inizio).
Bello e interessante.

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6 come gli Oscar! / 19 Maggio 2012 in The Hurt Locker

Voto: 6 come gli Oscar che ha vinto.
Oscar che, a mio avviso, paiono regalati.
Si perché “The Hurt Locker” è un film sulla guerra, come se ne vedono a decine (anche se non si discute che sia valido tecnicamente). L’unica cosa che davvero pare azzeccata è il finale, non troppo ovvio.
Bravi anche i tre protagonisti, su tutti un Jeremy Renner che a me ricorda sempre di più Den Harrow nelle fattezze del volto (ma questa è un’altra storia).
Dunque, Oscar immeritato nella regia (in fondo non c’è nulla di innovativo o particolarmente brillante nella mano della Bigelow). Sceneggiatura non troppo originale, in fondo, si tratta di una serie di situazioni più o meno ovvie.
Quindi, concludendo, non un film da Oscar, ma come ben si sa, l’Academy non va mai presa a modello per stabilire se un film è valido o meno. E poi, il nazionalismo degli americani, anche stavolta, prevale su tutto.

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Solo per amanti del genere / 13 Maggio 2012 in The Hurt Locker

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