Recensione su Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte II

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Credibilità poca, ma finalmente un poco d’azione / 13 Agosto 2016 in Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte II

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il capitolo conclusivo della saga conferma il difetto maggiore dei due precedenti: la mancanza di credibilità. I capi dei ribelli, per esempio, sembrano incapaci di capire che la loro superiorità aerea gli consentirebbe di neutralizzare in un lampo il palazzo presidenziale, senza bisogno di ricorrere al loro lambiccato dirty trick. E anche qui Peeta viene usato come arma impropria per tentare di sbarazzarsi di Katniss, con effetti ancora più risibili di quelli ottenuti nell’episodio precedente: il povero Peeta, oscillante tra sanità e follia, si trasforma per tutto il film in una palla al piede per i nostri eroi e in un’autentica PITA per il povero spettatore.
Se non altro, però, il film mostra molta più azione: particolarmente riuscita la sequenza del liquido mortale (girata tra le architetture post-moderne degli Espaces d’Abraxas della francese Noisy-Le-Grand) e quella delle fogne – anche se io avrei speso qualche soldo in più per i costumi degli ibridi.
Il finale è ultra-scontato, ma almeno lo spettatore può raggiungere una parziale catarsi con la fine del presidente Snow: illudendosi che a essere punito sia il sempre sopra le righe Donald Sutherland, tutto ghigni e sorrisetti diabolici e sguardi stralunati.

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