Recensione su Lo Hobbit - La desolazione di Smaug

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una brutta scommessa / 22 Dicembre 2013 in Lo Hobbit - La desolazione di Smaug

Tanto lavoro dietro la macchina da presa non produce necessariamente un buon film. Inizio le critiche da un confronto con il libro, per poi dedicare qualche riga al film vero e proprio. Lo spirito fiabesco del libro di Tolkien era già stato accantonato nel primo episodio, a favore di un tono epico che evidentemente risulta più congeniale al regista, e la stessa cifra stilistica prosegue naturalmente in queste seconde tre ore. Chi ha letto il libro sa bene che l’autore vira verso l’epico (stile LOTR) solo negli ultimi capitoli, e dunque si sarebbe potuto lavorare in tal senso anche cinematograficamente. Non è per una pura e semplice questione di principio che si fa notare la scarsa aderenza (ogni regista è libero di fare quello che gli pare) tra l’opera originale e il suo adattamento, dal momento che ad essere giudicato è proprio il risultato finale, cioè il film, che in questo caso non convince. Si percepisce una certa incongruenza tra lo stile appunto, e i contenuti delle scene stesse (gli uomini neri, gli indovinelli con Gollum nel primo, l’incontro con gli elfi e con Smaug nel secondo). Ed è naturale che sia così, dato che quei contenuti risultano pensati esattamente per una storia dal sapore fiabesco. Non si tratta di fare i precisini o “i criticoni rancorosi” (sic) come ha scritto qualcuno prima di me, ma solo di capire che nel maneggiare un’opera compiuta, solida, con l’intento di riadattarla, non sempre si riesce a produrre qualcosa di coerente. Il motivo di questa scomposizione sembra inoltre quello di offrire un prodotto più “appetibile”, dove non manca la solita avventura movimentata, con una punta di romanticismo (ridotto alla classica e banale “storiella d’amore”) e con scene implausibili e irreali. Perché si, anche in un fantasy si percepisce il fastidio di un personaggio come Legolas che fa il supereroe e vince contro tutto e tutti, e saltella sulle teste dei nani come un acrobata da circo. Per non parlare della ridicola battaglia con il drago. La contemporanea ricerca di pathos e di emozioni da Lunapark non è rara nel cinema attuale, e che piaccia o meno ha il demerito di appiattire l’originalità dell’opera accomunandola ad altri prodotti affini diffusamente presenti nell’industria cinematografica.
Ci sono poi critiche che non hanno a che fare con il libro di Tolkien, e che valgono da sole a giustificare la mia insufficienza al film. In breve: una sceneggiatura scialba e a tratti noiosa, in particolare impoverita da dialoghi banali, e la mancanza di una giusta linearità tra le scene (si percepisce uno “scarto” eccessivo in più di un’occasione, tra una sequenza e l’altra, ed è soprattutto Beorn a farne le spese) rendono il film piatto e poco appassionante, non riuscito nemmeno in quello che dovrebbe essere il punto forte di Peter Jackson. Ottime invece le fotografie e in generale la scelta delle ambientazioni. Che dire? C’è mestiere, d’accordo, e a molti a quanto pare questo film è piaciuto, ma mi sento ugualmente in dovere di sconsigliarlo, perché credo che la delusione nel vedere un lavoro così malriuscito sia più alta del piacere che se ne può ricavare, nell’eventualità che siate tra quelli che questo film lo apprezzerebbero. Una brutta scommessa insomma che sta a voi decidere se giocare o meno.

3 commenti

  1. alex10 / 22 Dicembre 2013

    Non direi che il tono epico risulta più congeniale a PJ.
    Non è così, l’ha dimostrato con Splatters, BadTaste etc…
    Egli sa mescolare l’epicità alla comicità e, a parer mio, è uno dei pochi che riesce a farlo saggiamente. Talvolta, la sua comicità può risultare demenziale, ma sa amalgamarla nella storia e, il più delle volte, non stona affatto. Questo capitolo è più serioso, ma che lo sia anche il precedente non sono tanto d’accordo.
    Questa trilogia, è bene ricordarlo, non è l’adattamento stretto de “Lo Hobbit”, ma un insieme con la precedente trilogia che appunto, in una visione d’insieme, rappresenta la terza era della Terra di Mezzo, che però è diversa da quella di Tolkien, questa è la visione di PJ, e, soprattutto questa trilogia, si discosta un po’ da Tolkien proprio perché il libro è più piccolo ed allora molti spunti sono presi da altri scritti e, per renderli bene insieme a “Lo Hobbit”, c’è bisogno di un piccolo cambiamento di stile; altrimenti ci sarebbero differenze devastanti tra una sequenza a Dol Guldur (ad esempio) ed una a Pontelagolungo e tutto ciò stonerebbe non poco. Perciò, noti un po di drammaticità in più in questo secondo capitolo.
    Per quanto riguarda Legolas, beh…non direi che è un supereroe che vince contro tutti, anzi, credo che questa sua apparizione sia molto più superba, nel vero senso della parola e ce l’ha un po’ con tutti, non è un supereroe (non capisco poi da dove tu abbia preso questa definizione…non c’è nulla che faccia credere che sia un supereroe O.o) ma un personaggio che ha una certa logica,abile combattente che però risulta antipatico e saccente, comunque, egli è nel suo regno e rappresenta un po’ l’indole degli elfi di Bosco Atro, diversi dagli altri. Inizialmente, nella prima apparizione nella compagnia dell’anello, è ancora un po’ legato al suo carattere e si nota soprattutto al consiglio di Elrond. Successivamente, cambia un po’ il suo carattere e fa addirittura amicizia con Gimli (il riferimento nel film a Gimli figlio di Glòin non è una semplice strizzata d’occhio ma un ulteriore modo per delineare il percorso di Legolas in tutti questi film).
    Il triangolo amoroso inizialmente aveva stizzito un po’ anche me, ma non è poi tanto stereotipato e secondo me è ben sviluppato, forse anche merito dell’attore di Kili che secondo me è stato parecchio bravo.
    Per carità, rispetto la tua recensione e le tue critiche, ma non le condivido ed inoltre penso che tu abbia deliberatamente enfatizzato maggiormente i piccoli difetti del film, non sottolineando abbastanza certi grandi meriti che invece quest’opera ha. Capita spesso anche a me, di cercare il pelo nell’uovo, credo sia fisiologico. Però, secondo me, è un po’ tutto frutto del pregiudizio e della sudditanza psicologica (non voglio scatenare una polemica, è solo un mio pensiero).
    Poteva essere addirittura meglio, se ci fossero stati piccoli accorgimenti, ma questo secondo me è un capolavoro, considerando anche la difficoltà nel fare bene un film di questa portata, soprattutto se PJ osa così tanto e, si sa, è un regista estremamente coraggioso che si prende diversi rischi, ma sa bene ciò che fa e mette una passione idilliaca in ciò che fa.
    @heathcliff

  2. Samuele / 23 Dicembre 2013

    Naturalmente ogni opinione è legittima in questo sito così come ogni critica. Davvero, per me è stupefacente che tu e molti altri considerino questo film un capolavoro. Sono consapevole di averne enfatizzato gli aspetti negativi, ed è proprio come dici tu, l’ho fatto deliberatamente, senza dedicarmi più di tanto ai meriti, ma ci sono altre ottime recensioni e credo che ogni lettore darà un giudizio complessivo. In ogni caso su questo mi trovi completamente d’accordo. Il voto che do al film è 5, il che spero basti a richiamare l’attenzione sul fatto che non si tratta di un lavoro pessimo sotto tutti gli aspetti. I difetti che descrivo però, secondo il mio parere sono comunque tutt’altro che “piccoli”, oppure, se si preferisce, confrontati coi meriti pesano molto di più. Termini come “supereroe”, “emozioni da Lunapark” e via dicendo sono volutamente forzati e iperbolici, e quindi errati, ma soltanto perché eccessivi, essendo i concetti che richiamano esattamente quelli che ritengo più appropriati, sempre secondo il mio opinabile punto di vista. Le tue obiezioni sono comunque interessanti e stimolano alla riflessione, perciò ciascuno poi valuterà con la propria testa. Non ho molto da contro-obiettare insomma. Solo un paio di cose vorrei fossero chiare: ad essere stilisticamente “stonato”, come ho scritto, non è l’aspetto comico unito all’epico, ma alcuni episodi de Lo Hobbit trattati in questo stile epico-comico appunto, che P.J. ha preferito a quello originariamente fiabesco. C’era bisogno di un cambiamento di stile? Forse, ma se il risultato è questo, allora vale anche l’alternativa del lasciar perdere, meglio cioè cambiare progetto in partenza (I contenuti tratti dal libro “Lo Hobbit” + le aggiunte del regista sono di fatto la parte prevalente della sceneggiatura, mentre il resto ha un’importanza relativa).
    Il secondo punto riguarda l’esistenza di pregiudizi da parte mia. Ecco, senza alcuna polemica e senza essere seccato da questo giudizio, posso dirti non tutta onestà che non è così. Tolkien mi piace, ok, ma non così tanto da creare quei vincoli emotivi che credo siano una delle tante cause dei pregiudizi. Mi sono seduto al cinema con serenità, e con serenità me ne sono andato, sia pure molto deluso per i motivi che ho esposto. Perciò, in sintesi, la mia opinione è presumibilmente parziale e chiunque può dirmi di non essere d’accordo, ma rimane sincera e questo è un dato di fatto. Certo mi rendo conto che nessuno, il quale abbia un pregiudizio, è disposto con facilità ad ammettere di averlo, e forse nemmeno si rende conto di averlo, però francamente mi è sembrato il tuo, SOLO in questo caso, un giudizio un pochino tirato a indovinare. Comunque sia, grazie davvero per aver letto e commentato. Questo sito è bello così come è, perché, come si dice, tante teste tanti pareri.

    • alex10 / 23 Dicembre 2013

      Vabè, fa niente…ci sta che abbiamo opinioni diverse, comunque, grazie a te per avermi risposto, magari su altro potremmo anche essere d’accordo, chissà.

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