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Recensione su Lo Hobbit: Un viaggio inaspettato

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diciamo sei e mezzo / 20 dicembre 2012 in Lo Hobbit: Un viaggio inaspettato

mi sono pentita di averlo visto in 3D, primo perché un po’ tutto mi è sembrato virato in giallo proprio dove le inquadrature prendevano profondità, non so se le due cose siano collegate però l’ho trovato così; secondo perché dove la profondità aumentava l’immagine si sgranava, a volte rallentava, si sdoppiava. Tutta la fotografia m’è sembrata in generale bruttina, plasticata, irrealistica, forse ancora una volta legato al 3D, ma il film prendeva un aspetto giocattoloso.

Posto questo mi sono divertita una cifra. Sarà il fatto che le aspettative erano sotto zero, ma non mi sono annoiata un secondo, anche la prima parte, era la Contea! La Contea è così, placida no? E mi sono divertita a fronte delle molte incongruità che stonano non poco, alcune però sono drammaturgicamente giustificate dalla scellerata idea di dividere la storia in tre, altre sono motivate dalla voglia di Jackson di farne un tutt’uno con ilsda anche se io personalmente non lo condivido. Ci sono alcuni errori macroscopici, errori che da Jackson ammettiamolo…. gli orchi che cavalcano allegramente di giorno? Le spade elfiche che NON si illuminano tranne pungolo, chissà perché, Galadriel senza anello, ma come???
Le incongruenze passabili sono la costruzione di un cattivo che polarizzi drammaturgicamente la storia, il fare di Thorin praticamente un Aragorn nano anche solo scegliendo un bell’attore magnetico dai lineamenti certo non naneschi, con una barba ridicola per l’età.
In definitiva un giocattolone divertente che soddisfa la voglia di non andar mai via dalla terra di mezzo.
Lo hobbit libro per me è un giocoso racconto libero dall’incombere della missione che appesantisce ilsda, totalmente lontano dall’epica e non lo dico come se ciò sia una cosa negativa, anzi. Per questo non condivido la scelta di Jackson di spennellarlo di epica con l’uso delle musiche e con la costruzione di microeroismi, di scene madri, di personaggi che giganteggiano troppo. Si potrebbe fare anche tutta una lista di autocitazioni rispetto alla trilogia precedente.
Ma nonostante tutto ciò, funziona

2 commenti

  1. Samuele / 3 gennaio 2013

    Concordo sul fatto che lo stile fiabesco del testo non andava distorto verso l’epico in stile “Signore degli anelli”. Peraltro “Lo Hobbit” vira in modo del tutto naturale verso quello stile nell’ultima parte, e a poco a poco, quindi il regista avrebbe comunque potuto lavorare in tal senso nel terzo episodio. Le sequenze perdono coerenza, gli indovinelli sembrano una strana parentesi, le astuzie dello scassinatore sbiadiscono per la necessità di inutili eroismi, inventati spesso di sana pianta. Le canzoni (che da parte mia ho apprezzato) hanno lasciato non poca perplessità in altri fruitori del film. Volevo solo condividere questo aspetto della tua otima recensione, molto lucida.

  2. tiresia / 4 gennaio 2013

    Sulle canzoni condivido: i nani cantano in continuazione ne lo hobbit, lo stesso disney, nonostante poi le scene furono tagliate, disegnò i nani così come ce li rende Tolkien, è un tratto dalla loro specificità nanesca, non capisco il fastidio provato dai più 🙂

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