Recensione su Lo Hobbit: Un viaggio inaspettato

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19 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Aspettando Lo Hobbit mi sono ritrovato emozionato all’idea dell’inizio di una nuova saga. Ho letto Il Signore degli Anelli dopo aver visto i film e i film li ho visti a casa, senza farmi trascinare dall’euforia del fandom. Con Lo Hobbit ho quasi sperato di poter avere una seconda occasione. Guardando il film, però, mi sono ricordato una cosa fondamentale: a me i fantasy epici non hanno mai preso più di tanto. Sicuramente vedrò anche gli altri due film al cinema, ma non aspettandomi film indimenticabili — e sicuramente non aspettandomi lo stesso sguardo sul mondo del Signore degli Anelli, cosa già appurata dalla lettura del libro.

Non mi è piaciuto:
1) La lentezza iniziale. Tempo un quarto d’ora dall’inizio del film e si risolve subito l’arcano del “Ma come faranno mai a diluire un libro così piccolo in tre film?” Risposta: allungano le parti del libro, inseriscono flashback e aggiungono trame secondarie.
2) La fedeltà alle ingenuità della trama. In ogni battaglia deve arrivare sempre il Deus Ex Machina, Gandalf o le aquile o magari qualcun altro ancora che non ricordo — ma solo all’ultimo momento, dando così il tempo alla compagnia di combattere un po’ e rischiare la pelle invano. Certe cose potevano essere cambiate. Non era necessario usare Gandalf con i troll, per esempio. I nani potrebbero essere degli eroi se in ogni occasione non fossero incapaci di salvarsi senza aiuti esterni.
3) L’aggiunta di ulteriori cliché, come se quelli del libro già non bastassero. C’era bisogno di un nemico per Thorin, il capo orco creduto morto e invece più forte che mai e desideroso di vendetta? C’era bisogno di Thorin che non considera Bilbo adatto alla compagnia e poi quando quest’ultimo lo salva sembra che sia arrabbiato e invece è solo una finta e alla fine anche Bilbo viene accettato dal gruppo? C’era bisogno di concludere il film con Smaug che apre l’occhio?
4) L’improbabilità della scena del dirupo: da una parte i nani che rischiano di cadere nel vuoto da un momento all’altro, dall’altra Thorin che fronteggia al rallentatore il capo orco. E poi credo che chiunque si sia chiesto perché mai le aquile non portino la compagnia direttamente a destinazione anziché lasciarli a metà strada.

Passando a quello che mi è piaciuto: mi è piaciuto come l’inizio si ricolleghi con La Compagnia dell’Anello, le guest star degli altri film, Martin Freeman in primis ma anche il resto del cast (peccato che Lee Pace in questo film abbia una parte minuscola), il tocco di Del Toro come nel capo dei goblin, la scena tra Bilbo e Gollum, le musiche e in generale l’adattamento in sé, che nonostante non mi sembrava così necessario stiracchiare in quasi tre ore non si prende solo la briga di legare gli aspetti fiabeschi de Lo Hobbit con l’epica del Signore degli Anelli, ma anche di dare spazio al resto della mitologia tolkeniana, creando le basi per quella che potrebbe essere un’opera completa sulle storie della Terra di Mezzo.

1 commento

  1. Lelisa / 19 dicembre 2012

    Condivido davvero tutto! (A parte la mia disapprovazione per la voce di Gandalf)

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