Recensione su Haunting - Presenze

/ 19995.4135 voti

Baraccone da Luna Park / 9 gennaio 2017 in Haunting - Presenze

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il professor Morrow (Liam Neeson), con la scusa di uno studio sull’insonnia, riunisce a Hill House, una magione considerata infestata da fantasmi, un eterogeneo gruppo di persone per studiarne in realtà le loro reazioni alla paura. Le oscure presenze che occupano la casa non tarderanno a manifestarsi. Il romanzo di Shirley Jackson, Gli incubi di Hill House, e la sua prima trasposizione cinematografica di Robert Wise, Gli invasati (1963), erano due piccoli capolavori di suspense e atmosfere morbose, dove gli eventi soprannaturali non erano mai mostrati esplicitamente, restando in sospeso tra fenomeni paranormali e spiegazioni razionali, ma non intaccando la tensione che riusciva comunque a generare. Tensione del tutto assente in questo remake che stravolge il senso del romanzo (e del film di Wise), completamente soffocata da invasivi effetti speciali che rendono tutto esplicito e tutto visibile e anche tutto abbastanza ridicolo, azzerando qualsiasi ambiguità. L’inquietante magione diventa qui una specie di casa stregata da Luna Park che ricorda più quella dei film/giocattolo di William Castle di fine anni cinquanta (tipo quella de La casa dei fantasmi o de I tredici fantasmi) che la labirintica dimora dall’aspetto “insano” del romanzo. Il film non ha in sostanza trama, se non una sottile linea narrativa abbastanza risibile e abbastanza lontana da quella del romanzo. Il notevole cast è perlopiù sprecato e ridotto a semplice accessorio. L’introspezione psicologia e i dialoghi tra i vari personaggi, perno su cui ruota il testo scritto, qui si riducono a un campionario di triti e ritriti luoghi comuni. Per l’epoca fu il primo film dichiaratamente horror ad alto budget, ma probabilmente la disponibilità economica non è amica del genere, facendo apparire l’opera come un insipido e noioso “horror per famiglie”. Il regista, Jan de Bont, è un direttore della fotografia (che, infatti, risulta ben curata) e regista specializzato in action movie e si vede. La sceneggiatura doveva inizialmente essere scritta da Stephen King, che quando vide il progetto sfumare ripiegò sulla miniserie televisiva Rose Red (2002), basata su un soggetto, un gruppo di ricercatori all’interno di una casa infestata, non molto differente da quello di questo film.

Lascia un commento

jfb_p_buttontext