Recensione su The Hateful Eight

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il film più Tarantiniano di sempre / 5 Febbraio 2016 in The Hateful Eight

Ho avuto l’onere e l’onore di gustarlo a Cinecittà in 70mm, avvolto da una scenografia da favola. Penso sia il modo migliore per guardare questo lungometraggio, perché per apprezzarlo non si deve aver fretta. Si deve entrare nello schermo quasi come a nascondersi negli angoli bui dell emporio di Minnie. E’ chiaro che l’intento di Quentin è quello di immergere lo spettatore nell’angosciante Wyoming, di rinchiuderlo tra quattro mura insieme agli odiosi 8 e di fargli vivere la stessa tensione che si vive nel film. Scontato dire che l’obbiettivo è stato colto il pieno.
La fotografia è mozzafiato e l’Ultra Panavision aiuta ad inquadrare i minuziosi particolari dei personaggi. Le barbe incolte, le pellicce sporche e vissute, i raggi di luce che penetrano dalle travi, il vapore condensato che viene fuori dalle bocche. I particolari sono curati più che mai, del resto stiamo parlando di Tarantino. Oltre che per i dettagli il 70mm è utile alla narrazione, il regista di Knoxville sfrutta tutta l’ampiezza di questo formato narrando la vicenda su più piani. Sono molto frequenti le inquadrature in cui nel primo piano vediamo un personaggio ma allo stesso tempo sullo sfondo non perdiamo di vista gli altri. Per questo dico che il regista ci fa partecipi degli eventi, è come se lo spettatore fosse lì. Le colonne sonore del Maestro Morricone fanno da cornice a tutto e rimarcano l’angoscia e la claustrofobia percepita. Le interpretazioni sono più che ottime e tra tutte spiccano un magistrale Samuel L. Jackson, un inaspettato Walton Goggins ed infine lei…Jennife Jason Leigh: mostruosa!

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