Recensione su E venne il giorno

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Venne il giorno che la Terra si scocciò / 6 novembre 2017 in E venne il giorno

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Al di là delle sue ingenuità, della qualità discutibile della prova offerta dagli interpreti e dell’improbabile tono generale, quasi naïf, questo film di Shyamalan non mi è affatto dispiaciuto.
In particolare, ho gradito il fatto di essere inquietata e angosciata. Già.

Il concetto che l’umanità sia un virus, un agente patogeno o, meglio, un ospite mal tollerato dall’ecosistema naturale è acclarato. Fra i tanti disaster movie che parlano di eliminazione dell’umanità a seguito di eventi meteorologici o naturali devastanti, questo ha dalla sua una diabolica ineluttabilità: le piante sono creature cieche ma senzienti e inesorabili, mentre il vento porta placidamente la “malattia” e, ah-ha, prova a fermarlo, il vento. In natura, non riesco a immaginare una combinazione di forze migliore, per mettere fine all’Uomo in fretta e senza che possa concepire un’alternativa all’emigrazione di massa (fra l’altro, dove? Forse, nello spazio? Un ambiente anaerobico dove la morte sopraggiungerebbe comunque istantanea, al minimo errore?).

Uno degli elementi che mi ha spaventata e, insieme, divertita di più (ecco perché apprezzo Shyamalan) è la macabra ironia finale della storia che lascia ben poche speranze. La coppia protagonista aspetta un figlio. Ho pensato alla Terra che dice: “Ma… Vi riproducete ancora? Ancora?!? Beh, cari miei, lasciatevelo dire: non capite proprio un accidente” e, così, ripropone (altrove, ok) la stessa piaga mortifera. E, probabilmente, stavolta, il pianeta non sarà così benigno da interrompere l’ecatombe dopo poche ore. Insomma, venne il giorno che la Terra si scocciò, una volta per tutte.

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