Recensione su The Guilty

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Tutto in una stanza / 15 Settembre 2021 in The Guilty

Remake americano dell’omonimo film danese del 2018 (https://www.nientepopcorn.it/film/the-guilty-1512654289/) diretto dal moderno maestro del cinema d’azione Antoine Fuqua. Condurre un film d’azione ambientato tutto in una stanza è sicuramente una sfida, ma il film originale viene seguito pedissequamente e forniva già una solida struttura narrativa.

Grande impegno anche per Jake Gyllenhaal, che interpreta il protagonista Joe Bayler, ovviamente sempre in scena e al vaglio di ogni minimo tic facciale e inflessione della voce.

Col procedere del tempo e l’aumentare della tensione, lo spazio ristretto dell’ufficio diventa una gabbia che a stento contiene un animale feroce. Perché il protagonista ha ovviamente una sua storia pregressa. Ci viene svelata a piccoli bocconi e spiega come la tensione a cui assistiamo non è soltanto un aspetto determinante della professione (il risponditore alle chiamate d’emergenza del 911) ma una morsa psicologica particolare del protagonista, che lo porterà inevitabilmente al punto di rottura. Le reazioni di Joe sono sempre meno professionali, sempre più impulsive e, in definitiva, pericolose per la persona con cui è al telefono.

Quando la storia dondola sul filo dell’ambiguità anche le minime sfumature di voce diventano indizi. Larga parte dell’azione corre infatti lungo i fili del telefono: non li vediamo sullo schermo, ma gli interlocutori di Joe sono anch’essi determinanti nella riuscita del dramma e sono interpretati da un paio di guest star riconoscibili solo nei titoli di coda (o spulciando nel cast in questa scheda, se non vi piacciono le sorprese…).

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