Recensione su L'albero del male

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26 Dicembre 2017

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Nel soggetto gli ingredienti per realizzare un ottimo prodotto c’erano tutti ma il risultato del mix finale fu decisamente modesto. A influire sul flop, sia commerciale sia di critica, fu probabilmente la travagliata genesi dovuta a ripensamenti in fase di scrittura della sceneggiatura, intromissioni da parte dei produttori e avvicendamenti alla regia. Il primo sceneggiatore, David Volk, ebbe un esaurimento nervoso dovuto ai costanti cambiamenti e lasciò la produzione. Inizialmente doveva dirigerlo Sam Raimi e a lui sono forse da attribuire le scene con i rami dell’albero che si muovono e si comportano in modo analogo a quelli del suo precedente film, La casa. Friedkin subentrò in corsa e mise mano anche lui alla sceneggiatura. A questo punto la produzione spinse nel trasformare quello che doveva essere un thriller in un horror sovrannaturale in modo tale da poterlo pubblicizzare sui cartelloni come un film “dal regista de L’esorcista”. Il romanzo di origine, The Nanny di Dan Greenburg, non è certo un capolavoro ma crea e mantiene un’atmosfera di suspense e tensione crescente che invece nel film latitano. Inizia come un romanzo rosa, poi la storia si tinge di erotismo, quando la tata, fredda, arrogante, ma anche seducente, s’insinua oltre che nella vita anche nel letto dei due protagonisti. Si passa quindi al thriller con il marito che indaga sul passato della tata, per diventare infine un vero e proprio horror con lo svelamento della natura della donna, una creatura di oltre cent’anni che si nutre di amore famigliare come un vampiro si nutre di sangue ed è disposta a uccidere per ottenerlo. Il film si discosta dal romanzo cambiando quindi la natura della tata e inserendo un sottotesto che la collega alla tradizione celtica. Cambia anche tutti i nomi ai protagonisti e sposta l’azione dal centro di New York alla periferia di Los Angeles, in modo da poter inserire il bosco con l’albero maledetto. Non manca un pizzico di sesso (ma sempre meno che nel romanzo) e una dose decisamente abbondante di sangue. La versione televisiva del film, uscita con diversi tagli, fu rigettata da Friedkin e fu quindi attribuita ad Alan Von Smithee pseudonimo utilizzato di sovente dai registi che vogliono, per varie ragioni, dissociarsi dai loro film. Divertente il commento del critico cinematografico Roger Ebert che come unica nota originale del film indicò che “per la prima volta nella storia dell’horror, viene usata una motosega contro il suo obiettivo, un albero.”

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