Recensione su Il Grande Gatsby

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L’ immaginifico Gatsby / 23 Maggio 2013 in Il Grande Gatsby

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Controverso, sfavillante e assordante. Il film più discusso della stagione che ha diviso pubblico e critica e pubblico nel pubblico e critica nella critica.
Ma dov’è la verità?
La verità è che Baz Luhrmann si riconferma genio dei nostri tempi, uno dei pochi cineasti in grado di trasmettere tutto sè stesso in ogni inquadratura.
Uno dei pochi ad avere la forza di un’idea e la follia di osare senza alcun ritegno.
Il film ha un respiro che coincide con quello del suo creatore. è un figlio e come tale è suo e suo soltanto, e anche se di versioni ne sono state girate circa cinque (tra produzioni cinematografiche e televisive) questa se ne distacca completamente. è differente, differente dalle altre e dagli altri film in sala, e distinguersi in un mercato così affollato non è semplice: è arte, è genio.
Ma partiamo con la descrizione della pellicola:
La storia inizia con un salto indietro, tatticca narrativa interessante che a molti ha ricordato Moulin Rouge ma che, a mio avviso, se ne distanzia in quanto non è Daisy a raccontare la storia di un amore finito ma Nick. Qui, diversamente dal terzo lavoro del regista l’amore non ha trionfato, non è stato suggellato dalla morte del protagonista.
Satine moriva comunque felice tra le braccia di Christian, Gatsby invece muore solo, mentre vede il suo sogno allontanarsi per sempre. Che dolce illusione nel momento in cui il telefono squilla e lui vede la villa e la sua luce verde avvicinarsi, e quanta amarezza quando, dopo lo sparo, essa scivola via per sempre, lasciandoci scoprire chi ha davvero fatto quella telefonata lasciandolo morire nel suo sogno immortale.
Il caos delle feste, lo sfarzo, la magnificenza, non sono inutili orpelli destinati a intrattenere (a detta di alcuni solo commercialmente) lo spettatore, ma sono strumenti, strumenti che servono allo scopo di nascondere la verità dell’immagine dell’uomo solo sul pontile, mai ritratta con più maestria.
Con acuta osservazione infatti le immagini assordanti, colorate, piene di ritmo e frenesia sfumano in scene intime e toccanti, dove la camera indugia sulle spalle di Gatsby, la musica si fa dolce, primeggia il violino acuto e sembra già l’eco del lamento finale che corona l’epica conclusione del film, dove il fantasma di Gatsby continua a cercare la sua luce verde, e forse, nella visione del regista, continuerà a farlo per sempre (idea che personalemente ho trovato di una forza incredibile).
I personaggi:
La Daisy di Carey Mulligan ha la stessa voce tintinnante che ti sembra di udire tra le pagine del libro, lo stesso acume celato sotto la falsa ingenuità e la stessa crudele indifferenza nell’ultimo gesto di abbandono.
La chiave di lettura del personaggio è nelle frasi: ”I wish I’d done everything on earth with you ” e ”I wish we could just run away”.
Qui, in due momenti separati, Daisy ci svela prima della scena al Plaza, che il passato è stato sostitutio da un presente che non può essere ignorato e che può solo limitarsi a indugiare in esso, senza davvero voler stravolgere la sua vita. Questo ”Wish” ha un peso enorme, è il desiderio lamentoso di qualcuno che ammette che avrebbe voluto che le cose fossero andate diversamente ma che non ha comunque la voglia di cambiare il suo destino.
Daisy è un personaggio contorto, non si esprime per imperativi come il suo amore di gioventù, non è mossa da quella determinazione. L’unico momento in cui la sentiamo prendere una decisione è quando confessa al marito Tom che non lo ha mai amato solamente perchè è Gatsby a farglielo ripetere, parola per parola. è lì che ci rendiamo conto di chi è davvero e di quanto siano diversi.
Di Caprio, nel ruolo del protagonista, oltre ad aver catturato l’essenza di un uomo improntato ad un eterno esercizio di stile e charme sa sfiorare la vera natura del personaggio nei momenti in cui esso è più sensibile: cala la maschera del perfetto gentiluomo e torna l’uomo, l’uomo che tentenna, che si commuove, che si arrabbia con la mascella vibrante e le mani rosse tese sul collo della camicia di Tom.
Le musiche:
Le musiche (fonte per molti di una perplessità inutile) contribuiscono a dare la sferzata moderna che la storia necessitava. Siamo davvero sicuri che avremmo sentito la vicenda così vicina se non fosse suonata così contemporanea? Che avrebbe avuto la stessa forza con una fedele e forse banale riproduzione di un’epoca passata?
Il cinema è un’arte giovane e come tale necessità di sperimentare e rinnovarsi.
Non si può pretendere nel 2013 di andare al cinema a vedere unicamente film pensati come se fossimo ancora negli anni ’70, ’80, ’90 o giù di lì, non si deve avere paura del 3D, delle scelte azzardate o di alcuni cammufamenti storici, non si va al cinema per vedere un trattato storico, si va per guardare una storia, un’opera emozionante. Se rinneghiamo questo approccio allora dobbiamo riconoscerci in quella fetta di pubblico che davanti alle opere di Picasso storse il naso definendole ” folli”,
esattamente come molti stanno facendo con questo nuovo, originale, immaginifico, grande, maestoso Gatsby.

5 commenti

  1. Funnyface / 23 Maggio 2013

    @gabriella91 Complimenti per la recensione. Secondo me, il film ha catturato in modo più che buono lo spirito del romanzo di Fitzgerald. A parte qualche buco nella sceneggiatura che avrebbe approfondito maggiormente la solitudine del personaggio di Gatsby (mi riferisco alla comparsa del padre e al totale disinteresse di tutti nei confronti della sua morte), ho trovato i vari personaggi ben caratterizzati. Cosa penso del resto? Penso che ci sia un Gatsby per ogni epoca e questa versione sia stata adattata allo scopo di non risultare eccessivamente obsoleta e superata. Ne è stata data un’interpretazione, di Luhrmann in questo caso, ma pur sempre un’interpretazione. Nelle mani di un altro regista, Gatsby sarebbe stato confezionato secondo altri canoni.
    Essendo Il Grande Gatsby una storia senza tempo che parla di un eroe romantico, si è cercato mantenerne l’essenza declinandola in una versione pop e patinata dei giorni nostri. Non è un capolavoro, bisogna guardarlo per quello che è e senza fare troppi paragoni.

  2. gabriella91 / 23 Maggio 2013

    Grazie per il complimento. Io invece trovo che sia un piccolo capolavoro, e come successe con Romeo+Giulietta e Moulin Rouge! presto ci troveremo un sacco di prodotti ”influenzati” dal suo genio. Ma questo è un mio parere.

    • Maggie Fitzgerald / 23 Maggio 2013

      @gabriella91 sono d’accordo con te gabriella.Io l’ho visto due volte, ovviamente in lingua originale.E anche io lo trovo un piccolo capolavoro e lo rivedrei ancora. Do a Moulin rouge 10 a questo no. Ma chi ha detto che bisogno amare la perfezione.Io mi sono innamorata di The great Gatsby perche’ mi e’ arrivato nella pancia negli occhi nel cuore e nelle orecchie…

  3. gabriella91 / 23 Maggio 2013

    è stato lo stesso per me, e se è piaciuto alla nipote del buon vecchio Fitz la cosa la dice lunga! 😉

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