Recensione su Il Grande Gatsby

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Il piccolo Gatsby / 20 Maggio 2013 in Il Grande Gatsby

Nonostante lo sforzo evidente e alcuni ottimi lavori del passato, Baz Luhrmann questa volta non ha fatto un buon film.
Il “Grande Gatsby” del 2013 era carico di aspettative verso il pubblico sia veterano sia da puro intrattenimento, e gli ingredienti per la riuscita sono stati ben preparati: un cast discreto, un budget notevole, una meticolosa attenzione ai dettagli sfavillanti di un’epoca teatrale. Cosa non ha funzionato dunque?
Si è trattato di una totale mancanza di contenuto. A nulla di quanto profondo ed interessante è stato scritto da Francis Scott Fitzgerald è stata data un’immagine degna. Nemmeno una pista: la sceneggiatura non ha scelto di sviscerare il rapporto morboso e borderline tra Carraway e Gatsby, nè di ritrarre in maniera nitida una voluttuosa New York nell’epoca del jazz e delle sue contraddizioni, prima del tracollo a Wall Street, nè di romanzare una storia d’amore che aveva grande potenzialità, nè di analizzare una personalità così carismatica e, nel contempo, vittima di una corruzione manifesta.
Tutti questi temi, profondamente espressi in un romanzo, emblema della crisi dell’uomo e del materialismo sfrenato, sono stati suggeriti appena.
Si tratta più che altro di una grande squadra di costumisti, scenografi e direttori della fotografia, che ha saputo dipingere in modo magistrale un sogno di cartapesta nel sogno autentico dell’umanità, immediatamente precipitato nel disincanto. Questo è da elogiare.
Per il resto, niente da dire. Un film vuoto di concetti altrimenti importanti, che si perde molto di quanto avrebbe potuto rincorrere.
Di Caprio, comunque molto bravo, avrebbe saputo fare molto meglio, se ben diretto e soprattutto con un copione ben scritto. Il vero protagonista della storia è uno sfigato, rispetto al Fitzgerald che assapora la vita vera e poi ne prova disgusto. Gli enigmi diventano retorici a forza di essere segnalati, fino al punto in cui vengono rivelati e nemmeno ce ne si accorge.
E che dire delle musiche? Per un Romeo + Giulietta meravigliosamente kitsch e chicano, Baz scelse le calotte polari dei Radiohead. In un Mouline Rouge, bohemien per davvero, riscrisse la storia della musica, passando per Elton John, i Nirvana e un tango di Buenos Aires.
Oggi, relega una delle sinfonie più straordinarie del mondo ed il suo demiurgo Gershwin, in due inquadrature aeree e affida il compito di colonna sonora a Jay z, Byoncè e Rihanna.
La fortuna del principiante?

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