Recensione su Il Grande Gatsby

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Il Discreto Luhrman / 22 Maggio 2013 in Il Grande Gatsby

Metti un po’ di “pessimo”. Aggiungi un po’ di “non male”. E poi butta dentro anche un paio di “davvero di qualità”. Sommali. Poi dividili. Esce un “discreto”. Che a numeri fa – per me – 6 e mezzo. Che siccome i mezzi non ci sono diventa un facile 7. Perché questo film già l’hanno demolito tutti, quindi, fosse anche solo per anticonformismo, mezzo voto in più glielo do volentieri. Perché la colonna sonora è ottima. Perché Di Caprio è quasi perfetto. Perché almeno il buon Baz ci prova. Poi non ci riesce del tutto, ma almeno ci prova.

Il film inizia davvero male. E male va avanti per i primi minuti. Un po’ perché Leo-Gatsby ancora non c’è, un po’ perché Baz Luhrman (sto per usare un termine prettamente cinematografico) caga decisamente fuori dalla tazza. Fa la caricatura del suo stesso stile. E’ disordinato, confuso. Ha il giocattolino del 3D e vuole usarlo tutto e subito. E allora giù Zoom e carrelli, giri e capogiri. Tagli e salti. E poi Luhrman in certe scene “smarmella” come nemmeno Duccio Patanè in Boris. Poi però, piano piano (diciamo con l’iniziare della prima festa a casa Gatsby) tutto quel caos – almeno per me – un po’ di ordine lo trova. Che però resta sempre ordine di Baz Luhrman. Un “ordine” che in Moulin Rouge ho adorato. Un ordine strano, fatto di dialoghi rapidi, argentini narcolettici che cadono dai soffitti, elefanti giganti e medley sui tetti di Parigi.

E anche in Gatsby ho ritrovato in certe scene quel fascino iperbolico, coreografico e caleidoscopico delle esagerazioni di Luhrman. . Questo regista, insomma, ci va giù pesante. L’esagerazione è la sua firma, l’iperbole il suo imperativo. Il suo è un cinema pieno di punti esclamativi. Certe inquadrature, certi passaggi, certi momenti. Scenografie e coreografie. Le ville, la rincorsa in macchina, gli abiti, certi dialoghi, le musiche, Leonardo di Caprio, LE FESTE. Qui ci sono sprazzi di cinema vero, puro, bello. Quello che – direbbero in America – “sit back, relax, enjoy the show”. E pace se il romanzo è una storia assoluta e profonda che il film non sa trasmettere. E pace se certi personaggi non hanno una psicologia profonda e complessa. Da Nanni Moretti non m’aspetto sparatorie e inseguimenti, da Luhrman non m’aspetto camere fisse e masturbazioni cerebrali. Luhrman è Luhrman anche qui. Meglio che in Australia, peggio che nello “spettacolo spettacolare” di Moulin Rouge. Unico problema di questo film è che, alle volte, si esagera nell’esagerare.

Ultima nota: c’è più capacità recitativa in un sorriso di Di Caprio con un bicchiere in mano che in tutta la carriera di Tobey McGuire. Uno che – per recitare nei film in cui recita nonostante la totale assenza di carisma e talento che lo contraddistinguono – deve essere parente di qualcuno di molto importante. Indegno attore per quello che sarebbe potuto essere uno splendido ruolo.

E comunque, se mai dovessi organizzare una festa, chiamerei Baz. Tobey McGure lo lascerei fuori. La rovinerebbe.

1 commento

  1. mithen86 / 28 Agosto 2013

    @ggargantini
    Tobey McGure è un CANE MALEDETTO!!!!! (come direbbe il buon vecchio Renè)
    Non ho visto questo film ma sono pienamente d’accordo con te! Deve avere più di un santo in paradiso quell’uomo per continuare a recitare!!!! Senza alcuna ragion d’essere! Pessimo!

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