Recensione su Il Grande Gatsby

/ 20137.2934 voti

Grande? / 18 Maggio 2013 in Il Grande Gatsby

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Film interessante. Soprattutto nella prima parte, quando il nostro Gatsby-DiCaprio è avvolto in un’aura di mistero. Il narratore è il suo vicino di casa, ma di lui sappiamo solo che si tratta di un personaggio ricchissimo e riservato, conosciuto da pochissime persone nonostante dia settimanalmente una festa sfarzosa nella sua villa, alla quale tutti i personaggi più in vista di New York sono invitati. Allora, a fianco del protagonista, ci presentiamo anche noi a questa festa e rimaniamo sbalorditi dalla sua sfarzosità, quasi satrapica, uno spettacolo per i nostri occhi. E mentre ci aggiriamo tra camerieri e invitati finalmente incontriamo colui che ci ha invitati, che ci accoglie col suo più accondiscente dei sorrisi. Iniziamo a fare la conoscenza del famigerato Gatsby, veniamo introdotti nel suo mondo, veniamo infine a scoprire l’intimo segreto che custodisce: il motivo per cui ha accumulato una tale ricchezza, il motivo per cui ogni settimana tiene nella sua villa la più fastosa festa della città, è una ragazza, di cui era perdutamente innamorato, e che voleva riconquistare a tutti i costi. Si chiama Daisy.
Arrivati a questo punto crolla l’aura di mistero di Gatsby, non si tengono più feste nella villa, seguiamo il narratore nella sua preossochè unica attività durante il film, quello di reggere il moccolo durante gli affannosi tentativi di Gatsby di recuperare la donna amata. Si susseguono scene comiche, inizialmente volute, in seguito (tristemente) non volute, tra litigi e incomprensioni. Sotto sotto inizia ad affiorare la noia… E’ quasi più affascinante forse seguire il narratore durante le giornate lavorative perso nella compravendita di obbligazioni nella borsa di New York; peccato che l’affetto che ormai lo lega a Gatsby gli impedisca di pensare a qualsiasi altra cosa. Va bene, allora è tempo di calare il sipario su questa storia. Con un duplice omicidio abbiamo la carica drammatica sufficiente per sopprimere i ghigni e i sorrisini vari che avevano tenuto banco finora. Nonostante tutta la forza di volontà di Gatsby il passato non viene riscritto. Il nostro narratore, sconvolto per la morte dell’amico, sua unica ragione di vita, si reca da uno psicologo da cui darà via al flashback che narrerà l’intera storia. Ci rimane un solo dubbio, soprattutto di fronte alla incredibile frivolezza (e debolezza) di Daisy al confronto di Gatsby: il nostro affascinante protagonista ha votato la propria vita ad un solo scopo, ma per questo è stato veramente il più Grande di tutti, oppure è stato solamente il più enigmatico e incomprensibile dei pazzi?

Qualche commento aggiuntivo… E’ stata una prescisa scelta stilistica, comprensibile, e forse per alcuni anche efficacie, ma io ho odiato col cuore l’anacronismo di quella musica rap, house o quello che era, alle feste di Gatsby mentre vedevo proiettati violini, organi e sassofoni. Fotografia invece stupenda, anche se finalizzata, in molti punti, al 3D. L’espressività di Maguire è quanto di più adatto esistesse per il suo ruolo, perfettamente contrapposta alla vitalità di DiCaprio. Chissà se questa è la volta buona per l’Oscar al miglior attore protagonista? Ormai è diventato un terno al lotto e ogni volta è quella buona… Possiamo almeno dire che si stia impegnando al massimo per guadagnarselo e, fortunatamente per noi spettatori, con ottimi risultati.

Infine, cosa rara e non da poco, la trasposizione a film supera per efficacia e scorrevolezza l’originale su carta, più manieristica ed eccessivamente ricercata nella forma, tanto da appesantire quanto di Grande c’è in questa storia.

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