Recensione su Il Grande Gatsby

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20 Maggio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Partiamo dagli attori,
Joel Edgerton e Elizabeth Debicki sono perfetti nella parte, lui strafottente quanto serve e lei, attrice australiana del ’90 (cavolo, è più giovane di me!) che ricorda Emily Blunt, ammaliante e con un visino in stile anni Venti. Isla Fisher (ammogliata con Sacha Baron Cohen) è la vera rivelazione, forse per me che l’avevo ormai identificata con gli straccetti fashion di I love shopping.
Carey Mulligan è Daisy quanto basta e mi ha stupito come una ragazzina con la faccia da fan molesta sia riuscita a trasformarsi in una moglie sofferente per i tradimenti del marito.
Leonardo di Caprio è diCaprio, non ti colpisce per la sua recitazione ma tanto per la presenza, il sorriso e quell’aria di eterna speranza che gli leggi in volto, era forse l’unico in questi anni a poter rievocare la figura letteraria di Jay Gatsby. E credo che per certi versi sia riuscito a entrare perfettamente nel personaggio, anche se questo dipende soprattutto dall’idea che si ha di Gatsby. E’ finto, inquieto (nonostante la speranza o meglio l’illusione che si porta dietro) come se stesse recitando una parte che non è sua, perché questo è Gatsby, così maledettamente in guerra con se stesso per non essere nato perbene, per non essere tra i rispettabili. E questo l’ho capito guardando il film di Baz Luhrman che dice «Nessuno potrà mai uguagliare la grandezza di Mr. Redford; era il più cool dell’universo. Però quel film non è riuscito a farmi capire chi fosse Gatsby» . Ecco, io non l’avevo capito neanche leggendo il libro – che è pieno di spazi vuoti e li riempie solo chi legge – perché credevo che Gatsby fosse solo un romantico, uno innamorato delle luci verdi, delle stelle, delle cose lontani e irraggiungibili, impalpabili che forse neanche esistono. Ed è così anche nel film, ma non avevo centrato appieno che il cruccio profondo di Gatsby è di natura sociale, che il suo amore per Daisy è dovuto in gran parte al fatto che lei rappresenta tutto quello che avrebbe voluto essere ed è tutto quello che vuole ottenere dalla vita. E nel film, al di là della musica rap, delle solite atmosfere horror vacui di Baz, si vede benissimo; dove i personaggi prendono vita, azzuffandosi, battibeccando, sfiorando il ridicolo per le loro incoerenze per i loro sogni senza futuro, cogliendo in pieno il romanzo.
Ho dimenticato qualcuno? Ops, Tobey Maguire, bè ricordo solo che potevano impegnarsi un po’ di più per quella neve finta… insomma rimane sullo sfondo come un perfetto narratore.
Ultime considerazioni :
– pur avendo curato una fotografia da urlo, Luhrman è caduto nelle scene stile Titanic, quando sulla terrazza Gatsby e Daisy ammirano il panorama sembra quasi di rivedere diCaprio e la Wislet sul ponte della nave e, pur conoscendo il finale d’obbligo in piscina mi chiedo, perché indugiare con le riprese di diCaprio immerso nell’acqua che si fa l’ultimo bagnetto tanto da ricordare un invecchiato Jack?
– mentre guardavo il film, per tutto il tempo ho avuto voglia di correre a lavare la faccia di diCaprio, per togliergli quel brutto color arancione che aveva, ma l’hanno visto? Secondo me Daisy alla fine aveva paura di sporcarsi anche lei.
– in sintesi, sopravvalutato. Il primo tempo è un crescendo, mentre il secondo non tiene il ritmo. Sembra arrivare il grande momento sei lì ad aspettare quella scena epica – c’è stato un attimo, al momento dell’incontro tra Daisy e Gatsby – ma poi si sgonfia tutto senza farti grandi regali, un po’ come le illusioni, no?

Soundtrack : Lana del Rey – Young and beautiful

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