Furore

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Furore

Durante la Grande Depressione, dopo aver scontato una condanna per omicidio, Tom Joad esce di prigione e torna a casa dalla sua famiglia, ma quando vi giunge scopre che i suoi familiari se ne sono andati perché la loro abitazione è stata espropriata dalle banche. Tom riesce a trovare i suoi parenti e con loro parte dall'Oklahoma a bordo di un camion scassato per raggiungere la California, dove sembra che ci sia lavoro per tutti. Tratto dall'omonimo romanzo di John Steinbeck, nel 1941 Furore vinse due Oscar: Miglior Regia (John Ford) e Miglior Attrice Non Protagonista (Jane Darwell).
schizoidman ha scritto questa trama

Titolo Originale: The Grapes of Wrath
Attori principali: Henry FondaJane DarwellJohn CarradineCharley GrapewinDorris BowdonRussell Simpson, O.Z. Whitehead, John Qualen, Eddie Quillan, Zeffie Tilbury, Frank Sully, Frank Darien, Darryl Hickman, Shirley Mills, Roger Imhof, Grant Mitchell, Charles D. Brown, John Arledge, Ward Bond, Harry Tyler, William Pawley, Charles Tannen, Selmer Jackson, Charles Middleton, Eddy Waller, Paul Guilfoyle, David Hughes, Cliff Clark, Joe Sawyer, Frank Faylen, Adrian Morris, Hollis Jewell, Robert Homans, Irving Bacon, Kitty McHugh, Gino Corrado, Pat Flaherty, Francis Ford, Herbert Heywood, Mae Marsh, Dan White, Wally Albright, Erville Alderson, Robert J. Anderson, Arthur Aylesworth, Trevor Bardette, Joe Bordeaux, George P. Breakston, Buster Brodie, Delmar Costello, W.H. Davis, Emily Gerdes, Barney Gilmore, Edna Hall, Charles Herzinger, Harry Holden, David Kirkland, Lillian Lawrence, Scotty Mattraw, Frank Newburg, Walter Perry, Rose Plumer, Al Stewart, Charles Thurston, D.H. Turner, John Wallace, Charles West, Russ Clark, James Flavin, Philip Morris, Max Wagner, Shirley Coates, Harry Cording, Ralph Dunn, Bob Reeves, Lee Shumway, Paul Sutton, William Haade, Frank O'Connor, Harry Tenbrook, Tom Tyler, Jim Corey, John Dilson, Thornton Edwards, Rex Lease, Ben Hall, Louis Mason, Walter McGrail, Walter Miller, George O'Hara, Ted Oliver, Inez Palange, Steve Pendleton, Robert Shaw, Jack Pennick, Dick Rich, Gloria Roy, Peggy Ryan, Georgia Simmons, Harry Strang, Glen Walters, Norman Willis, Bill Wolfe, Waclaw Rekwart, Josephine Allen, John Binns, Leon Brace, Henry Brahe, Scotty Brown, Hal Budlong, Nora Bush, Russ Clark, Shirley Coates, Cal Cohen, Cecil Cook, Jim Corey, Jane Crowley, Helen Dean, John Dilson, Lillian Drew
Regia: John Ford
Sceneggiatura/Autore: Nunnally Johnson
Colonna sonora: Alfred Newman
Fotografia: Gregg Toland
Costumi: Gwen Wakeling, Sam Benson
Produttore: Darryl F. Zanuck
Produzione: Usa
Genere: Drammatico
Durata: 129 minuti

5 Settembre 2014 in Furore

The Grapes of Wrath
John Ford.

Nel ’39, John Steinbeck pubblicò il romanzo “The grapes of wrath”. La critica fu subito concorde, era un capolavoro. Il romanzo è il simbolo della grande depressione americana degli anni trenta. È considerato un’opera a sostegno della politica del New Deal di Roosevelt e fece ottenere al nostro un premio Pulitzer. Vintolo, l’autore cedette i diritti a Darryl F. Zanuck ovvero uno dei produttori cinematografici più potenti nonché il presidente della 20th Century Fox. L’antefatto di “Furore” è tutto qui, da questo momento il testimone verrà passato in mano a John Ford, IL regista di punta del produttore il quale realizzò una significativa opera sugli anni 30 e sulla Grande Depressione. Ad oggi possiamo dire che non potevamo metterci in mani migliori perché quello che vedrete analizzato in “Furore”, oltre ai mali dell’epoca, è il percorso di una famiglia/popolo verso l’Ovest. Quindi ? Si riprende moltissime del mito della frontiera, dello spostamento ad ovest, in chiave malinconica e crepuscolare. Non c’è l’epica del west, della speranza di Capra non vi è neppure l’ombra. Il realismo, di cui è pregna l’opera, è cupo. Il film è sociale e la massa sicuramente in quegli anni si è identificata nei vari personaggi dell’opera.
Ambientato nei primi anni ’30, con Henry Fonda come protagonista (Tom), il film descrive lo squallore e i soprusi subiti da una famiglia americana che aveva tutto e che si ritrova con niente. L’attore simbolo del film è, senza dubbio, Henry Fonda ma non è da sottovalutare il ruolo materno di Jane Darwell una donna risoluta, dal carattere forte che alla fine del film inneggia alla massa. Perché questo film, e credo anche il romanzo, è un inno glorioso al popolo. Un invito a non cadere, non arrendersi nei momenti di crisi, non chinare il capo ed andare avanti. La vicenda è quasi biblica, è un’epopea, è un’Odissea senza cantore cieco. E’ devastante come devastante è la trasmigrazione della famiglia in esame. Attenzione, la famiglia Joad non è una famiglia a caso, è la famiglia in generale che affronta la grande depressione (o la crisi attuale, se vogliamo). , come lei moltissime altre sono costrette ad abbandonare la propria fattoria nell’Oklahoma a bordo di un autocarro e tentare la fortuna, sperare per un futuro migliore in California. Sfrattati dalle case dove avevano vissuto per generazioni perché le banche a cui avevano chiesto i prestiti non rinnovano i crediti e confiscano i terreni spedendo le “trattrici” (i banditi del far west che assaltano il villaggio o la proprietà privata) a spianare tutto, comprese le abitazioni in legno, si incamminano. All’inizio del film ancora non siamo nel “road movie”, l’incipit è dedicato a Henry Fonda. Lo spettatore viene così a conoscenza di Tom, un ex detenuto rilasciato sulla parola con un permesso speciale del carcere. Qui aveva da scontare sette anni per omicidio, tre anni dei quali sono stati condonati. Ritorna a casa e quello che trova è un paesaggio arido, privo di anima, nel quale degrado e povertà fanno da padroni. Il bianco e nero del film è greve e straordinario allo stesso tempo, cattura alla perfezione la desolazione, lo sporco. Una desolazione che sembra quasi presagire la miseria in cui naviga la famiglia. Senz’altra scelta carica i nonni ed i familiari su un camion e dall’Oklahoma partono verso la California con le loro poche cose e la promessa di una terra fertile. Da questo momento comincia il road movie, quello che porterà la famiglia Joad ad attraversare le strade polverose dell’Oklahoma, del New Mexico, dell’Arizona, fino ad arrivare alla verdeggiante California. A spingerli laggiù è un volantino ingannatore perché quello che troveranno in California sarà solo altro sfruttamento. A compiere il viaggio sono tre generazioni delle quali l’anima del gruppo è la madre, donna-angelo che cerca di infondere positività ed umanità (divide il cibo con i bambini di un accampamento che avevano decisamente troppa fame). Il viaggio della speranza, nonostante sia caratterizzato da un forte tono messianico, simbolico, psicologico ma soprattutto sociale è legato a delle esigenze di sopravvivenza. E’ un percorso interiore solo in parte, hanno avuto coraggio nel partire, determinazione nel proseguire ma ai Joad non basta questo. Se non fosse per l’unità della famiglia probabilmente il gruppo sarebbe senza speranza, la sfida per arrivare in California comporta fame, lotte, miseria e salari bassissimi. Sfruttati nel proprio Paese, vedranno una serie di lutti ed assisteranno ad una seri di abbandoni. Eppure, dopo tanta sofferenza, dopo tanti incontri di famiglie che come loro emigrano, i Joad sono ancora fieri.

Indomabili, intrepidi, ribelli.
in una parola, Ford, in due, John Ford.

DonMax

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Memorabile / 8 Giugno 2013 in Furore

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Una pellicola leggendaria ! Era da molto che desideravo vedere il film…ne avevo sentito parlare molto bene, infatti, ammetto che prima di visionarlo ero già un po’ influenzato dalla nomea che aveva il film.
Però, detto questo, ho sempre pensato che un film debba essere giudicato da ognuno per ciò che sente dentro di se (ovviamente esprimendo pareri e motivandoli con giuste parole). La trama del film è tratta da un romanzo di John Steinbeck (di cui non ho mai letto un libro ma spero di farlo) che è un grandissimo scrittore americano, di sicuro le sue storie per il cinema sono state una manna dal cielo. Molte sceneggiature sono tratte dai suoi romanzi.
In questo film sono evidenti due cose importanti:
la sublime abilità di John Ford da regista e la miseria generale dei contadini americani negli anni ’30, quelli della grande depressione america.
John Ford è un grandissimo regista, forse il più grande.
Ci sono tantissime scene all’aperto e costantemente Ford ci delizia con le ampie inquadrature dei paesaggi sconfinati, tipiche dei suoi grandi film western.
Ma in questo film abbiamo la prova evidente che John Ford è bravo in tutto, non solo per i film sulla leggendaria frontiera (che sono già grandissimi di per loro).
La fotografia di Gregg Toland in Furore è fantastica !
Una tecnica usata è quella dello sfumare delle immagini l’una sull’altra, sicuramente ciò ha contribuito moltissimo alle emozioni che ho provato durante il film.
Ci sono dei monologhi e dei discorsi nel film veramente bellissimi, degno di nota è quello tra la madre e il figlio Tom Joad (interpretato da un Henry Fonda stratosferico).
La trama è molto profonda e toccante, perché parla di una famiglia (la famiglia Joad) dell’ Oklahoma che cerca fortuna in California ma trova la mala sorte più volte che la perseguiterà. Addirittura muoiono alcuni membri della famiglia che va sempre di più in rovina. Quindi il film è fatto benissimo, le immagini sono emozionanti quanto lo è la trama.
Davvero una pellicola memorabile sotto tutti i punti di vista ! Memorabile è anche la scena in cui il personaggio di Henry Fonda è costretto suo malgrado ad allontanarsi dalla famiglia.
È probabilmente diventato uno dei miei 10 film preferiti ed è una pellicola del 1940 (pochi anni dopo a quelli in cui la vicenda si svolge).
Con questa ultima frase concludo la recensione di un film magnifico…
consiglio assolutamente di guardarlo.

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L’epopea degli oakies / 12 Settembre 2012 in Furore

Proseguo con gran diletto la mia personale esplorazione del grande cinema anni ’40, e mi imbatto in questo magnifico Furore di John Ford. Quattro anni or sono lessi il grande romanzo di Steinbeck dal quale è tratto (pur con i grossi limiti dell’edizione italiana…), quindi il soggetto lo conoscevo bene; un dramma picaresco, il difficile viaggio degli oakies (nomignolo spregiativo affibbiato ai contadini dell’Oklahoma immigrati in California) defraudati dal progresso tecnologico, un tuffo nell’inferno dei migranti (che oggi sono anche di più, sebbene conoscano diverse latitudini).
La cinepresa fordiana è invece per me una felice novità (qualche suo western l’avrò pure visto, in tenera età, ma chi se lo ricorda più?); le continue dissolvenze danno dinamicità (le esigenze di sintesi dal romanzo sposano in questo caso una felice trasposizione), vi sono sequenze indimenticabili (il primo dialogo tra Tom Joad e Casey, la loro passeggiata verso casa, il magistrale monologo di John Qualen/Muley) ed Henry Fonda è perfetto.

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25 Luglio 2011 in Furore

Ottimo film, classico nell’impostazione quasi teatrale, “sporco” e lirico (anche se appena un po’ troppo retorico) il giusto, concreto quanto basta per associare, ad un dramma davvero straziante come quello dei profughi (e non si tratta soltanto di coloro che, alla fine degli anni ’30, emigrarono verso est, verso la California del sogno, delle arance e delle casette bianche, a causa dell’espropriazione delle terre e delle dust bowls cantate da Guthrie, ma di tutti coloro che sono stati costretti, in un qualsiasi momento della storia, a lasciare la propria casa), dei volti (nel caso specifico il bel viso di un giovane Fonda, perfetto per incarnare un certo idealismo ingenuo ma vibrante e sincero), delle immagini che gli dessero vita e sostanza.
Nonostante questo, però, rimane ben al di sotto del libro dal quale è stato tratto (e non lo dico soltanto perché amo Steinbeck): è vero, la speranza in una fantomatica luce oltre l’oscurità e la miseria chiude entrambe le opere, ma l’immagine che il lettore trova stampata nella sua mente a fine lettura (quella ormai iconografica, e giudicata, al tempo in cui il volume fu pubblicato, insopportabilmente scandalosa dalla censura, della non più futura madre che porge il proprio seno ad un vecchio assetato) ha una forza che alla scena con la quale Ford decide di congedarsi dal suo pubblico (Fonda che, nella nebbia, s’allontana dal campo, dalla pista da ballo ormai deserta, sotto lo sguardo benedicente della madre) manca.

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