Recensione su Grand Budapest Hotel

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1 luglio 2014

Se anche fosse un film muto, le sole immagini riuscirebbero a meritare l’intera visione.
Estremamente raffinato : nelle scenografie, nella scelta dei colori, degli abiti e dei personaggi.
Ogni dettaglio è esattamente al suo posto, come in un dipinto e nulla sfugge all’occhio del regista come a quello dell’osservatore.
Nella sontuosa struttura del Grand Budapest Hotel si susseguono personalità di tutto punto, in perfetto stile Anderson.
C’è la solitudine, ricolmata dalla ricerca -l’egoismo a tal punto ostentato da generare divertenti ed appaganti sketch (ammettiamolo, anche grazie alla presenza di Dafoe)- il fascino un po’ retrò per ciò che è bello ma anche decadente.
Non manca mai , però, l’occasione per allontanarsi dal “nido” e fuggire alle ingiustizie del tempo e del destino.
Rispetto ad altre sue pellicole, sono costretta a giudicarlo un po’ “scarno.
Un’ottima cornice a racchiudere il solito insegnamento tra movimento ed ironia.

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