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L'esperimento del dottor K.

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L’originale versione de La Mosca / 19 Ottobre 2018 in L'esperimento del dottor K.

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Nell’immaginifico collettivo, La Mosca è associato alla mutazione di Jeff Goldblum diretto da Cronenberg negli anni 80.
L’aberrante visione del regista canadese ha ottenebrato l’opera originale uscita a metà del XX secolo.
Ingiustamente dimenticato, La Mosca originale ha la struttura di un giallo raccontato a ritroso: prima viene mostrato il presunto omicidio e solo dopo vengono spiegati i motivi che hanno condotto al controverso atto.
Il Dottor K. conduce un esperimento che permette la disintegrazione della materia per essere poi ricreata in un altro punto. È, essenzialmente, una forma di teletrasporto.
Inizialmente testato sugli oggetti, lo scienziato tenterà di attuare l’esperimento su altri essere viventi, ma con scarso successo.
Dopo mesi di perfezionamento sulle materie organiche, il Dottor K diverrà cavia del suo stesso macchinario, divenendone vittima nella maniera più catastrofica.
Diversamente dal film di Cronenberg in cui Goldblum diventa gradualmente una forma di aberrazione, attraverso una costante metamorfosi, nell’opera originale il Dottor K assume immediatamente le fattezze di una mosca umanoide, in costante conflitto con la volontà dell’insetto laddove latita la coscienza umana. Soltanto verso l’ultima parte della pellicola viene mostrato il suo mostruoso volto.
Prima che questa dualità lo porti alla pazzia e ad insani gesti, chiederà aiuto alla moglie per eliminare ogni traccia del suo esperimento, incluso sé stesso.

Per oltre un’ora, il film mostra i progressi dell’ambizioso scienziato e il rapporto di complicità ed amore reciproco che lo lega alla moglie, spettatrice entusiasta di ogni suo traguardo in ambito scientifico.
Vincent Price, eccellente comprimario, indagherà sull’accaduto cercando di scagionare da ogni accusa la moglie del Dottor K., che ha solo eseguito le volontà del marito che non poteva più poter vivere in quelle condizioni.
Una visione critica potrebbe permettere di considerare l’esecuzione una forma di eutanasia, laddove la legge non comprende l’inusuale modus operandi con cui tale atto è stato eseguito.
La volontà umana del Dottor K. è trasmigrata nella mosca che si è interposta allal suo esperimento, distinguibile rispetto alle altre per la testa bianca.
La ricerca di tale insetto diverrà ossessione per la moglie, sapendo che lì è intrappolata l’altra parte di suo marito.

Il finale è ormai divenuto famosissimo, probabilmente più per la sua citazione in un episodio dei Simpson che non per appartenere al film originale.
Tensione palpabile e crescente ma che potrebbe annoiare molti avvezzi alle spiegazioni (fanta)scientifiche, che cercano più la sostanza che il dialogo.
A suo modo datato, questa originale versione de La Mosca è diametricalmente complementare al remake di Cronenberg, per quanto siano accomunati da alcune similitudini.
Peccato che aver visto prima la pellicola degli anni 80 sciupi in parte l’esperienza con questa versione originale.
Semmai stesse leggendo, il mio consiglio è quello di visionare prima questo film e solo dopo la versione di Cronenberg, possibilmente a distanza di un po’ di tempo.

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21 Luglio 2014 in L'esperimento del dottor K.

Un piccolo gioiellino della fantascienza anni ’50.
Non fa sfoggio di gloriosi effetti speciali, né di chissà quale trama intrigata.
Sceglie piuttosto di giocare tutto sulla suspense successiva all’incidente, l’insieme ancor più di effetto per chi non abbia mai letto il racconto di George Langelaan o, magari, visto il film degli anni ’80 di David Cronenberg.
E poi c’è la celebre sequenza della ragnatela. Oggi si potrà forse riderne, ma è pressoché impossibile non essere attraversati da una vena di inquietudine tra un sorriso e l’altro. E’ la forza del grottesco.

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