Recensione su La favorita

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Levità in calando / 17 Giugno 2019 in La favorita

Durante la prima metà della Favorita si ha spesso la sensazione di assistere a un nuovo Barry Lyndon, per la generale creatività, la minuziosa e sfarzosa ricostruzione d’epoca, o il gusto per la composizione pittorica delle inquadrature – cito solo la scena all’interno della carrozza, verso l’inizio del film: guardate la disposizione studiatissima dei personaggi (occasionalmente Lanthimos fa più pensare a un Greenaway d’annata, come nella scena del grassone bersagliato con le arance).
Rispetto a Kubrick c’è però una levità maggiore, un più accentuato senso dell’ironia, accompagnato da qualche divertente eccentricità. Peccato però che andando avanti, man mano che Abigail passa rapidamente da ingenua ragazzotta ad abile manipolatrice, il film perda progressivamente la sua leggerezza, incupendosi e diventando anche meno originale, come nell’episodio dell’avvelenamento e del bordello, che suona al tempo stesso poco credibile e risaputo.
Sublimi le tre interpreti, con Olivia Colman meritatissimo premio Oscar. I titoli di coda sono accompagnati molto appropriatamente da “Skyline Pigeon” di Elton John suonata al clavicembalo.

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