Recensione su The Fall

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27 gennaio 2013

Il secondo lungometraggio di Tarsem Singh è un’opera grandiosa, fantasiosa ed enormemente fiabesca. In un ospedale losangelino, uno stunt-man costretto a letto, narra ad una deliziosa bambina col braccio rotto una storia epica. Quello che inizialmente sembra un racconto giusto per passare il tempo diventa una metafora della difficile situazione emotiva di Roy ( ovvero un affascinante e bravo Lee Pace) e una mirabolante fantasia iperbolica di una bambina sola. Ciò che è straordinario è la rappresentazione della storia che fa Tarsem: scenografie e paesaggi pazzeschi ( meraviglie naturali dall’India, da Roma, dal Brasile, dal Sud Africa…), una fotografia nitida e luccicante, costumi, oh i costumi, di Eiko Ishioka, che sono una opera d’arte a se stante e una colonna sonora azzeccata per ogni momento, da quello più spensierato al finale che sfiora per un momento il tragico. Proprio nel finale viene fuori l’intento del film: un sincero e bellissimo omaggio agli stunt-man dei vecchi film, con una sequenza di scene tratte da film di Buster Keaton e Charlie Chaplin.
Davvero un film potente e abbagliante.

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