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Recensione su La casa

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29 agosto 2014

Non è certo un prodotto esente da difetti, e anche piuttosto evidenti (e non mi riferisco alla pochezza degli effetti speciali, assolutamente giustificata dalla storia celata dietro al film, che anzi paradossalmente lo rende ancor più affascinante, quanto invece, per fare un esempio, all’assenza di una vera sceneggiatura), ma The evil’s dead è comunque un horror che ha fatto meritatamente storia, oltre che diventare un punto di riferimento per molti registi successivi (un esempio su tutti: la tecnica della shaky camera).
Guardandolo (magari conoscendo un po’ la sua genesi), si respira un’aria di assoluta freschezza e spensieratezza, un vero e proprio atto d’amore nei confronti del cinema di genere da parte di quel terzetto di bricconi composto da Raimi, Campbell e Tapert.
Senza contare, poi, la presenza di alcune sequenze ancora oggi di un certo spessore e di una certa potenza visiva, dalla lampadina che si riempie di sangue alla cruda scena dello stupro.
Il tutto condito da una leggera patina di ironia (sempre più evidente nei seguiti) che non guasta mai.

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