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Recensione su The Equalizer - Il Vendicatore

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15 ottobre 2014

Quando l’uomo con l’Ak-47 incontra l’uomo con la spara chiodi, l’uomo con l’Ak è un uomo morto.

Con un Denzel Washington incartapecorito ma sempre d’effetto, dalla regia virtuosa del regista cult Antoine Fuqua, con un montaggio frenetico nelle scene d’azione ed allo stesso tempo lineare quando ci si focalizza sulla quotidianità dei personaggi, EQUALIZER risulta un prodotto di buon intrattenimento che con i suoi tempi, più lenti (la lentezza non è mai negativa o per lo meno non lo è mai del tutto) nel primo tempo e più adrenalinici nel secondo, dimostra come sia possibile fare un film tutto sommato non pretenzioso e d’impatto dal punto di vista tecnico. Ragazzi, torna in modo prepotente la coppia Fuqua-Washington, roba che se avete amato “Training day” siete dei pazzi a non andare al cinema. Il film è ambientato nella Boston di tutti i giorni, quella dei venditori di hot-dog e dei magazzinieri. La Boston dalle mille luci e le mille ombre, la Boston che di notte si mostra per quello che realmente è: una città dove prostituzione e corruzione vanno per la maggiore. Eppure il protagonista del film lo troviamo in un bar mentre legge “il vecchio e il mare” di Hemingway, mentre consuma un the al limone. E’ così che viene introdotto il nostro Denzel, in un’atmosfera Hopperiana. Robert McCall, interpretato dal signor Washington, è apparentemente tranquillo, serio, distaccato, come lavoro fa il magazziniere ed è l’uomo della porta accanto. La prima parte dell’opera introduce i personaggi, è fondamentale poiché tenera e quasi paterna. Al bar ogni sera il suo sguardo si incrocia con quello di una giovanissima ragazza russa. Si chiama Alina ed è una adolescente che dimostra meno degli anni che ha.

Alina è una prostituta ed il nostro vorrebbe toglierla dalla strada. Non c’è un secondo fine visto che potrebbe essere la figlia. Il nostro è un uomo distrutto dalla morte della moglie e vede in Alina qualcosa. E’ un qualcosa di indefinibile, potrebbe essere talento o semplicemente affetto. Preferirebbe si dedicasse al canto, sua prima passione. Il regista dunque con abilità arriva al punto: Alina è la principessa da salvare, il personaggio interpretato da Washington è il cavaliere nero.. e come disse Gigi Proietti: al Cavaliere nero “nun je devi da caga ‘r ca**o”. Una sera Alina viene brutalmente pestata dagli sgherri del suo pappone, un russo di nome Slavi, e finisce in prognosi riservata. Il nostro va dagli sgherri per comprare la libertà di Alina, i russi lo insultano e a Robert non resta che eliminarli. Viene rivelato cosa, o meglio chi, è Robert: un ufficiale della CIA che dopo aver finto la sua morte, decide di trascorrere una vita tranquilla a Boston. Quella che sembrava l’eliminazione di quattro papponi viene interpretata come una vera dichiarazione di guerra da parte della mafia russa e dagli agenti corrotti della polizia nel libro paga della mafia stessa. Da questo momento comincia la seconda parte della pellicola, la quale è pervasa dal tema della vendetta. In susseguirsi di esplosioni di petroliere, sparatorie, braccia che si spezzano, colli che si rompono, occhi infilzati da apribottiglie, il nostro se la vedrà contro ogni tipo di sopruso, contro ogni tipo di corruzione.
Il vaso di Pandora è stato aperto, ora all’ex super-soldato non resta che dichiarare guerra alla criminalità che controlla mezza città e non solo.

Il superomismo è quello del cinema muscolare anni ’80, senza i muscoli degli anni ’80 ovviamente ma il concetto è quello. Oltretutto dietro alle fila dell’organizzazione malavitosa vi è un certo Vladimir Pushkin… Se vogliamo dargli un’interpretazione politica, e il regista gliela dà, il nome del nemico suona fin troppo simile a Vladimir Putin. Quindi tornano i cattivi russi (ma non rossi) che hanno preso tutte le caratteristiche sbagliate dell’America.

DonMax

Note del Don: Putin ti si annette il c**o Antoine, attento a come ti muovi.

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