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Recensione su Chi è senza colpa

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Chi è senza colpa: buon noir metroproletario / 30 marzo 2015 in Chi è senza colpa

Buon noir metropolitano di, concedetemelo, sufficientemente efficace ambientazione proletaria, con quei sobborghi anonimi ed uggiosi da cui viene presto voglia di fuggire appena possibile tanto cari a Dennis Lehane (vedi Mystic River e Gone Baby Gone per credere), qui sceneggiatore, oltre che autore del racconto da cui è tratto il film.
Non conoscevo Michaël R. Roskam, il regista, ma -sulla fiducia- credo valga la pena recuperare il suo lungometraggio precedente, Rundskop, ancora con Matthias Schoenaerts.

Chi è senza colpa è una crime story claustrofobica non solo per via della circoscrizione geografica che sembra imprigionare i suoi protagonisti, ma soprattutto per via dei vincoli psicologici e morali a cui essi sembrano soggiacere.
Tom Hardy è abbastanza efficace nell’incarnare un giovane invero assai particolare, grosso come un armadio, ma discreto, timido, accomodante, indeciso su cosa fare di mani grosse come pale.
Il contrappunto che nasce tra la sua fisicità e le masse quasi puntuali, se messe a confronto con la sua, del cagnolino e di Noomi Rapace è notevole. La sua calma ed i suoi sguardi bassi ed obliqui nascondono palesemente qualcos’altro e l’attore inglese è bravo a gestire la doppiezza “naturale” del suo personaggio.
Il compianto Gandolfini se n’è andato lasciandoci con un ruolo da vigliacco disilluso, esecrabilmente ben reso. Poco riuscito il doppiaggio, benché sia stato affidato al “solito” De Sando: Marv non è italoamericano, eppure parla con cadenza à la Sopranos. Mistero.
A proposito di doppiaggio italiano, quello dei malavitosi russi, ahimé, è davvero risibile.

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