Recensione su Driver, l'imprendibile

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devo dargli 10 per forza / 5 Maggio 2016 in Driver, l'imprendibile

Il secondo film che dirige Walter Hill è The Driver e, ve lo dico senza problemi, se avessi l’opportunità sarebbe il film che guarderei una volta al mese.

Atmosfera cupa, la fotografia è scura come scura è la metropoli che ospita i protagonisti dell’opera. Ecco sputnare da subito la metropoli, il lato oscuro della metropoli perché The Driver è un eccellente road movie che vede le sue origini nel noir metropolitano. Quindi, come la miglior tradizione vuole, la città non è solo lo sfondo della vicenda, ma anche protagonista vera e propria della storia. Come pure protagonisti sono la violenza, la criminalità e il degrado urbano e morale della città e degli abitatni che ci vivono. Walter Hill ne prende tre, osserva i loro comportamenti e BANG! esce fuori The Driver. E questo ragazzi miei è Melville, questo film è Walter Hill che gioca a fare Melville, Melville al volante per di più, Melville che sgasa al parcheggio dell’Uci cinema e distrugge l’automobile dei tizi che dovrebbe accompagnare a fare una rapina. In una parola? Capolavo.

Le atmosfere notturne così cupe, che torneranno in The Warriors, la fotografia e la colonna sonora fanno sicuramente la loro bella figura ma vogliamo parlare del montaggio di The Driver? In The Driver tutto è perfetto e tutto è frenetico, in The Driver sei tu che sei al volante della macchina. Sei tu a premere l’acceleratore, sei tu a far impazzire la polizia e, cosa ben più importante, sei tu a sedere vicino alla bella Adjani.

The Driver ha una serie di pregi che quando lo guardi la prima volta, magari li noti eh, non gli dai troppo peso. Prendiamo la fase iniziale, Walter Hill si prende quasi 15 minuti per introdurre i protagonisti dell’opera che non vengono chiamati per nome: Ryan O’ Neal interpreta il guidatore solitario, l’uomo dalle poche parole, il freddo Cowboy preso in prestito dalla tradizione del cinema western e trapiantato negli anni ’70. Ryan/Cowboy è l’autista preferito dai rapinatori, vista la sua affidabilità; Bruce Dern è il detective che lo vuole in galera, nel film assistiamo a un duello fra due persone, The Driver è anche un western quindi, ma sotto sotto sappiamo che c’è di più. Il duello dura ormai da anni, è diventata una guerra; infine c’è la bella giocatrice, la pokerista interpetata da Isabella Adjani che è la femme fatale della pellicola.

Allo scoccare del settimo minuto, dallo specchietto retrovisore, sopraggiunge una volante della poliza e BOOM comincia l’inseguimento da cardiopalma.
I rapinatori seduti nei posti dietro si girano, la volante è inquadrata dal lunotto della macchina di Cowboy. Primo piano di Cowboy di un secondo, campo medio delle due macchine che si inseguono, soggettiva dalla macchina di Cowboy. Una soggettiva lunghissima per le strade della città. Personalmente quando un regista fa queste cose io sto bene, è siamo solo al primo “car-chase”. L’inseguimento continua a gran velocità, la macchina sbanda, una serie di deparate portano Cowboy a scontrarsi contro la volante che viene licenziata in un punto della strada in cui ci sono i lavori in corso ma un’altra volante gli dà la caccia e lui non demorde. Un’altra volante si aggiunge al gioco, la mdp è posizionata leggermente dietro al lunotto posteriore della macchina di Cowboy e noi assistiamo belli barzotti al tutto. Ryan O’Neal incarna lo spirito ribelle degli anni ’70, la sua fuga è ribellione. L’incipit si conclude con Cowboy che ha portato in salvo i due rapinatori, il duo soddisfatto esclama un: “Ti vogliamo con noi la prossima volta”. Cowboy però risponde, in mezzo busto di profilo, così: non ci sarà una prossima volta, eravate in ritardo. Non siete seri.

i 92 minuti di applausi del Don:

Per i primi 14 minuti non c’è stato un ca**o di dialogo e poi la prima cosa che esce è questo? capite? Se non serve questo per farvi vedere un film, se non serve un car-chase orchestrato come se fossimo noi a guidare la macchina, se non vi basta tutto questo io non ho idea di che film voi abbiate bisogno.

Gli inseguimenti in The Driver sono fantastici, unici, rari, ma ridurre il film ad un mero inseguimento è un grosso errore (io me lo sarei gustato anche se fosse stato solo ed unicamente inseguimenti ma non è detto che dobbiate pensarla come me). The Driver è una caccia fra gatto e topo senza esclusione di colpi. È un film in cui c’è uno scontro tra personalità ambigue, un gioco a tre fra il detective e la bella giocatrice passando per Cowboy. La colonna sonora è grande ma ancor più grandi sono le battute ad effetto del film, tirando le somme The Driver è un prodotto eccellente, con personaggi caratterizzati benissimo. The Driver è una pellicola in cui Bruce Dern è perfettamente a suo agio nella parte dell’antagonista, perché se sei in un film di Walter Hill un poliziotto è anche un ottimo antagonista e non solo l’amico di Eddie Murphy.
Della trama ho già detto troppo, sappiate solo che Bruce Dern è disposto a tutto pur di averlo, vi dico solo che gli inseguimenti ci accompagneranno per tutta la durata del film… c’è tutto l’inseguimento finale con il pickup rosso, una Chevrolet C-10, di Ryan O’Neal. Un inseguimento da durello cronico che seriamente vi farà capire quanto Walter Hill sia un maestro del cinema di genere e non solo. Vi farà capire quanto di Walter Hill ci sia in Drive di Refn.

Niente computer grafica signore e signori, solo carne e lamiere. Perché questo significa essere l’erede spirituale di Bullit, questo significa essere l’allievo di Peckinpah e di Yates, questo significa fare cinema e se non lo apprezzate il problema è solo vostro.

Aaaah, la vecchia carne e lamiere.
DonMax

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