20 Recensioni su

Paradiso amaro

/ 20116.7280 voti

Ode hawaiiana alla famiglia sfigata / 12 Novembre 2014 in Paradiso amaro

Payne mi piace. E’ un regista con uno sguardo affilato sul mondo, i suoi film hanno un grande senso estetico e i suoi attori adottano un linguaggio aderente al reale. Tutto è colore, tutto è calmo e composto in queste Hawaii affatto esenti da mali e sfighe d’ogni latitudine seppure trasognanti nei languidissimi riff di chitarra e ukulele.
Non stravedo per George Clooney, ma qui è davvero eccezionale come strepitose sono le sue giovani figlie Shailene Woodley e Amara Miller (doppiaggio leggermente borgataro, ma va beh).
Si piange parecchio, un pochino si ride, ma soprattutto si respira a pieni polmoni l’amara bellezza della vita famigliare, che pur sfigatissima, pur nell’accanimento dei mali sa trovare il modo di finire una serata sul divano a guardare TV e mangiare gelato.

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George e poco altro…. / 31 Marzo 2014 in Paradiso amaro

Premetto che la sufficienza a questo film la metto solo per rispetto a Clooney, che a mio modo di vedere ci ha regalato una delle sue migliori interpretazioni, in un film che forse nemmeno lo meritava tanto è la sua pochezza. Questo film non è né carne né pesce, è troppo triste per essere una semplice commedia intimista, ma al contempo non lo è abbastanza per essere un film drammatico, vuole mostrarci l’ “inside” dei personaggi, ma lo fa in modo superficiale, la figura della moglie rimane per tutto il film eterea, senza un minimo di connotazione. Una donna insoddisfatta ??? … una moglie infedele ??? … nulla ci aiuta nel provare a capirlo, sarebbero bastati cinque minuti di film, una introduzione anche banale tra i due coniugi, per farvi capire guardate l’inizio di Destini Incrociati (altra categoria n.d.Morris), e tutta la dinamica della pellicola sarebbe potuta cambiare. A mio modo di vedere un film scialbo, una buona idea sviluppata in modo approssimativo, con un cast Clooney e Forster a parte, scarsissimo, senza verve e credibilità che si affloscia su se stesso intorno alla pochezza del film. Bellissime le location, discrete anche se scolastiche alcune riprese. Nel complesso un film che si può vedere, ma che lascia il sapore di una incompiuta, a me personalmente non ha dato emozioni particolari, buona visione.

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Il voto sarebbe un 6.5 / 25 Marzo 2014 in Paradiso amaro

Già dal titolo si evince come il film non possa essere considerato una commedia ma più un film drammatico. Assomiglia a “La mia vita è uno zoo”, con un padre che dopo l’incidente alla moglie, deve ritrovare il rapporto con i figli. Prima parte un pò lenta, con la figlia più piccola che ha problemi a scuola in seguito all’incidente in barca della madre e il padre Matt (George Clooney) che non sa come reagire. E’ l’entrata in scena della figlia maggiore Alexandra (Shaileen Woodley) che migliora il film, con l’atteggiamento iniziale abbastanza ribelle (anche se forse cambia un pò troppo in fretta durante il film). Abbastanza irritante l’amico Sid (Nick Krause), anche se i pochi momenti di “commedia” sono dovuti a lui,
Matt trova un momento di reazione e di solidarietà con la figlia Alexandra quando scopre un segreto riguardo alla moglie.
Ci sono pochi momenti di commedia e mantiene un alone di drammaticità per tutto il film; la vita è già dura così senza che ci siano anche i film a ricordarcelo per tutto il tempo.

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Niente di trascendentale / 28 Agosto 2013 in Paradiso amaro

Film che si lascia guardare ma non lascia il segno !

Bellino dai… / 30 Marzo 2013 in Paradiso amaro

2011 Alexander Payne, film che si vede premiare la miglior sceneggiatura non originale agli oscar. Che dire, un film che personalmente mi è piaciuto, anche se in alcuni momenti piuttosto lento. Un film che parla di dolore, della perdita, della morte ma anche dell’affrontarlo insieme in un’unità famigliare tutta riscoperta. Sullo sfondo dei paesaggi mozzafiato delle Hawaii. Delicato in alcuni punti, simpatico e irriverente, Clooney si prende il merito di reggere da solo questo film. Shailene Woodley è dinamica e interessante ma non va oltre questo film. Non riesce ad arrivarmi. Comunque rimane brava nel ruolo che fa. Lo consiglio soprattutto per farsi un’idea del film che possa essere. 7.5 come voto.

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19 Febbraio 2013 in Paradiso amaro

Mi aspettavo qualcosa di più, ma nel complesso non è male, un george clooney spogliato dei suoi panni di figocadonotutteaimieipiedi, catapultato nel ruolo di padre e di marito tradito, il difficile rapporto col suocero ( al quale non vuole però togliere l’immagine di donna perfetta di una figlia che da lì a poco morirà) e il suo appoggiarsi alla figlia adolescente, una figlia piccola che in realtà dimostra essere adulta nell’accogliere la notizia che sua madre non ci sarà più, insomma io l’ho trovato realistico e privo di falsità.

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Un onesto parere sulla vita / 16 Febbraio 2013 in Paradiso amaro

Ottimo film. Materiale indiscutibilmente da oscar. Il cast è fenomenale e Clooney riesce a dare il meglio di sè nonostante il ruolo decisamente doloroso e drammatico.
Da non sottovalutare, anzi, la trama che nonostante il dolore trasversale, riesce a commuovere, far riflettere e meditare su uno dei temi più cari all’Uomo (e anche a me): cosa fare quando si è soli e quando si perde certezza.

Da guardare e riguardare, da scoprire, da amare, da gustare da soli e sopratutto con chi si ha più nel cuore.
Un cult che da poco è diventato uno dei miei film preferiti.

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27 Gennaio 2013 in Paradiso amaro

Un tantino sopravvalutato a mio parere, ma innegabilmente un film che è materiale da Oscar, e che ha i suoi meriti. E’ una storia molto classica, girata in maniera classica e interpretata da bravi attori classici ( George Clooney è bravo, ma come tutti gli altri e a mio parere la nomination a miglior attore è troppo). Il twist è rappresentato dalle battutine a volte ironiche a volte ciniche, che sono il sale del film e fanno in modo che non prevalga il patetismo e il sentimentalismo che una storia del genere richiama ( la moglie di Clooney è in coma, le saranno staccate le macchine e da lì comincerà un viaggio on the road per Max aka Clooney e le due figlie, entrambe ben interpretate). Carine le musiche dalle sonorità prettamente hawaiane e la scena finale, semplice e genuina.

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13 Gennaio 2013 in Paradiso amaro

Payne dimostra per l’ennesima volta la sua capacita di commuovere con storie ordinarie. Le Hawaii diventano un’interessante cornice visiva per una storia scritta ben ed altrettanto ben interpretata, capace di emozionare e spingere ad importanti spunti di riflessione su affetti, famiglia, e responsabilità.

29 Dicembre 2012 in Paradiso amaro

Il grave incidente in barca e il coma della moglie Elisabeth, obbliga Matt King, padre e marito assente, a riallacciare i rapporti con le figlie, soprattutto con la maggiore, la quale supporta il padre in questo momento diventato ancora ppiù difficile dalla scoperta del rapporto extra coniugale della moglie. A contornare questo quadretto famigliare, l’improbabile amico della figlia, privo di tatto e di intelletto, si rivela quello più reattivo a situazioni simili.

Con questa pellicola Alexander Payne voleva replicare la poesia e la bellezza di Sideways – in viaggio con Jack, ma purtroppo il risultato è mediocre nonostante qualche siparietto comico; Paradiso Amaro non convince, con una trama già sentita, che rischia di appesantire lo spettatore (per mettersi in linea con la forma fisica di George Clooney). Degna di nota l’interpretazione dell’emergente Shailene Woodley, che speriamo continui con il cinema piuttosto che con i telefilm adolescenziali (La vita segreta di una teenager americana).

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20 Dicembre 2012 in Paradiso amaro

Non posso credere che Clooney per questa interpretazione abbia rubato il Golden Globe a Fassbender. Il film non mi ha entusiasmato e soprattutto i personaggi sono insipidi.

16 Dicembre 2012 in Paradiso amaro

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

C’è Giorgione Clooney, che qui si chiama Matt King, che ha una moglie scavezzacolla con gli sport estremi, che infatti va in coma. Lui è ricco come una merda e vive alle Hawaii, ha le figlie viziate e pensa solo al lavoro. Riunisce le figlie, scopre, precipitando da un tipico pero hawaiano, che la moglie gli metteva le corna di uno gnù e voleva pure il divorzio. Scioc!!!! Si mette con le figlie, e un amico bolso e stupido della maggiore che fa abbastanza ridere, a cercare quest’amante della moglie, per dirgli che lei sta per morire. Intanto deve anche decidere di un passaggio di proprietà di terreni destinato a farlo diventare ancora più immondamente ricco. Che palle, tutte queste cose che succedono tutte insieme a noi hawaiani che stiamo sempre in camicia hawaiana e infradito. Ovviamente con tutto ciò si riavvicina alle figlie, siamo tutti umani, chi sta alle Hawaii è fortunato ma alla fine soffre come noi, alle Hawaii vivono in una maniera molto fica e ci vorrei stare pure io, e avere un sacco di soldi e spostarmi in aereo da un isolotto all’altro per gestire i miei affari. É stato non erroneamente detto di quanto sia un film di persone medie, il che non trovo sia necessariamente un male, si può benissimo raccontare bene una storia di persone medie, e siamo umani, e soffriamo, e ci allontaniamo e riavviciniamo nelle difficoltà. Secondo me ci sta abbastanza dentro, le a figlia maggiore sarà gnocchissima a breve, sbav.

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5 Novembre 2012 in Paradiso amaro

Il regista Payne sembra dimostra una certa predilezione per il genere “road movie” ma quest’ultimo suo film , pur non disprezzabile , con una buona fotografia ed alcune ottime sequenze (mi è piaciuta molto la scena del pianto subacqueo di Alexandra non appena ricevuta la notizia delle condizioni irreversibili della madre) , non mi è parso all’altezza dei suoi due precedenti Sideways e A proposito di Schmidt . Il bellone George Cloney si impegna molto ma – non me ne vogliano troppo i suoi sostenitori ma soprattutto le sue moltissime ammiratrici – anche se meno inespressivo del solito non mi è parso sempre convincente ad interpretare Matt King , un uomo di mezza età che si trova per la prima volta a dover fare il padre a tempo pieno alle proprie figlie e ad elaborare , oltre che la scoperta del tradimento da parte della propria moglie , anche il lutto per la sua morte .
Molto promettente invece la giovane Shailene Woodley nella parte della figlia Alexandra .

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14 Agosto 2012 in Paradiso amaro

La prima volta non mi ha convinto la seconda mi è piaciuto molto.
Consigliato!

25 Luglio 2012 in Paradiso amaro

Un po’ triste ma interessante. Della seria “la ricchezza non fa la felicità” oppure “anche i ricchi piangono”. Si tocca anche il tema ambientalista della difesa di uno dei pochi angoli della terra rimasti vergini.
Bravo il buon George.

24 Marzo 2012 in Paradiso amaro

Realizzato discretamente, ma troppo buonista. Non mi ha convinto.
George Clooney, poi, in questa pellicola rasenta il plus ultra dell’inespressività…

Quelli che restano / 19 Marzo 2012 in Paradiso amaro

Diciamolo, Paradiso amaro non è certamente il genere di film che di solito mi smuova grandi riflessioni o stupefatti apprezzamenti, ma ammetto che vale la pena dirne qualcosa.

L’aspetto che mi è piaciuto di più in assoluto sono i dialoghi. Una volta tanto, in una produzione americana, non si è respirato quel sapore di “copione”, nel senso dispregiativo del termine: battute prevedibili, frasi fatte, reazioni dei personaggi scontate, cliché tipo drammoni, crisi isteriche, urla al tradimento imperdonabile e cose così. Al loro posto un giusto percorso di ricezione-elaborazione-comprensione-digestione-azione, anche quando sorge rabbia, frustrazione, dolore, conflitto, pur sempre compensati sull’altro piatto della bilancia dagli affetti, dall’amore, dal rispetto, dalla voglia di capire, dal pensiero riflessivo. Insomma, proprio quello che avviene in ognuno di noi, nella vita di tutti i giorni, davanti a fatti imprevedibili, che ci sconvolgono, che ci segnano, che stravolgono la nostra vita, e attraverso i quali dobbiamo passare, possibilmente imparando qualcosa – su noi stessi, o sulla vita.

Quindi, dal punto di vista di ciò che dice e di come lo dice, Paradiso amaro merita. Con questo comunque non urlerei al grande film e certamente l’ottenimento dell’Oscar – giochetto che comunque ritengo spesso insulso – mi sembra decisamente eccessivo.

Con pacata misura, dunque, si può dire è un buon film. Non lo dimenticherò 5 minuti dopo averlo visto, ma non segnerà la mia esperienza di spettatore cinematografico, e tanto meno la mia vita. Ma sì, nella fascia dei film vedibili, godibili e sensati, su di lui punta certamente una freccetta: vale vederlo.

Qualche altro dettaglio: come hanno riconosciuto in molti, Clooney è davvero bravo nei panni dell’uomo medio (“grana” a parte, naturalmente, ma medio certamente nella consapevolezza di sé, dei propri meccanismi, del proprio mondo interno, delle relazioni che è in grado di imbastire, gestire, o far fallire, e perché). Godibili anche gli altri personaggi. Un’altro degli aspetti che mi è piaciuto è la scelta di questi attori “normali”, nessuno di loro è perfetto, nemmeno quello che avrebbe dovuto essere lo strafigo da cliché – Troy se non ricordo male – e i cugini, gli amici, Sid, e così via. Una scelta fin troppo evidente e omogenea in tutto il film per non essere un registro comunicativo preciso e volontariamente scelto.

Lo stesso vale per le Hawaii… beh, mica questi gran paesaggi, poi! Su, malgrado sia martoriata, sulla nostra bella Terra, ci sono ancora ben altri paradisi (ops, appunto?)

Infine, una coincidenza che chi ha letto I sogni di mio padre di Barack Obama – nato alle Hawaii, per metà dalla porzione “bianca” dei suoi abitanti – non può non aver colto: scommetto che dietro tutta l’operazione, un riferimento all’inconsueto presidente c’è eccome: la questione bianchi/neri, tutti nativi ma diversi, viene citata spesso nel libro; alcune delle rarissime parole in dialetto fatte chiaramente pronunciare nel film sono ripetute nell’autobiografia di Obama… insomma, va beh che il caso (forse) esiste, ma non esageriamo! Ci scommetto – insisto – che là tra i produttori qualcuno ha pensato bene di sguinzagliare i propri sottoposti alla ricerca di un libro sul luogo, possibilmente originario, da trasformare in pacata ma chiara affermazione su questo “strano” posto da cui Obama proviene…

Mi sbaglierò. 😉

Sola nota triste: la (solita) scelta italiana del titolo. Sarà che il Paradiso, anche se amaro, in Italia certo vende, ma The Descendants è una scelta decisamente più interessante: la traduzione è facile, “i discendenti”, cioè, quelli che provengono da un certa stirpe di cui ereditano svariate cose, non solo materiali, ma certamente in modo più sottile, visto il film, “quelli che restano”, “quelli che rimangono”, quando gli avi, più o meno recenti, trapassano. È a loro che tocca vivere “ora” – in tutti i sensi (responsabilità comprese).

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2 Marzo 2012 in Paradiso amaro

Paradiso Amaro è un bel film.
Niente azioni, niente effetti speciali, niente lacrime esagerate.
E’ un film suo sentimenti di un uomo che si scontra con la realtà per lui completamente sconosciuto. E’ padre di famiglia e marito ma non ha idea di chi sia la sua famiglia.
Una tragedia lo porta a conoscere la verità, amara, dura e irreversibile.
Clooney è veramente bravo e recita una parte non facile ma con grande professionalità. Le figlie anch’esse sono bravissime (la piccola è poi divertentissima) e comunque in queste due ore scarse non mancano anche qualche sorriso non ridicolo e banale.
Storia forse non originalissima ma ben recitata e con un paesaggio notevole.
Ma la cosa a mio avviso più piacevole sono le musiche tipiche dell’isola. Veramente azzeccatissime.
E’ un bel film, ripeto, e non risulta mai banale ma molto reale.
Bello.
Da vedere a mio avviso.

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22 Febbraio 2012 in Paradiso amaro

E bravo Clooney! Dopo “Le idi di Marzo” con questo “Paradiso amaro” (diretto da Alexander Payne che non è uno come tanti…) si riporta ad un livello medio-alto. Era ora che la piantasse di fare buffonate e pubblicità di internet e caffè e si cimentasse in un ruolo degno di lui.
Quello che mi è piaciuto è la leggerezza con cui Payne descrive la deriva famigliare e psicologica di un uomo che poteva avere tutto e che si vede portar via tutto. Deve iniziare un percorso per recuperare la sua famiglia, le sue figlie, sopportando i duri colpi che la vita decide di tirargli tutti insieme.
Altra cosa bella è la compostezza del personaggio di Clooney, vittima di una pressione inimmaginabile e pur sempre riflessivo, calibrato, sincero.
Le Hawaii di contorno non sono quelle di Magnum P.I., rappresentano una cornice più triste, seppur splendida, fatta anche di cieli nuvolosi oltre che di spiagge e sole.
E’ un film che non esagera, non scade nel patetico, ma con pochi tocchi dipinge un quadro di famiglia molto dettagliato, in tutte le sue componenti (rapporto con i figli, problemi di eredità, amanti, suoceri…).

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20 Febbraio 2012 in Paradiso amaro

La cosa più bella del film? L’ambientazione…le Hawai sono meravigliose ma il film è veramente una stupidata. Metto 5 solo perchè Clooney interpreta un ruolo diverso dal solito ed è bravino ma davvero un filmetto da niente.

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