Recensione su I morti non muoiono

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Un film nato morto / 5 Ottobre 2019 in I morti non muoiono

A quanto pare Bill Murray non porta fortuna ai film di zombie. Dopo Benvenuti a Zombieland (in cui aveva poco più di un cameo), eccolo protagonista (assieme all’onnipresente Adam Driver) di un altro film umoristico sugli zombie. Benvenuti a Zombieland faceva ridere poco; I morti non muoiono per niente. Murray e Driver rimangono pressoché impassibili per tutto il film, in un atteggiamento che va di gran lunga al di là della comicità deadpan più estrema, e che alla fine suscita una specie di rimbrotto di Murray al compagno: «Sembri stranamente controllato», come se lo stesso regista fosse in qualche modo perplesso dalla propria opera. Ma la spiegazione di Driver è che sa come la vicenda va a finire, e che lo sa perché ha letto il copione – una battuta che sa di stantio, e che non si perdona nemmeno a Jim Jarmusch.
Per il resto si va avanti tra conversazioni stralunate, un po’ di splatter, un’aliena che non ha nulla a che fare con la vicenda, un’ossessione per la canzone principale della colonna sonora che sfiora il product placement, qualche vago accenno all’apocalisse zombie come metafora del cambiamento climatico, che alla fine muta in metafora scontata del materialismo (“sempre più affamati di oggetti”). Iggy Pop fa una breve apparizione come zombie bevitore di caffè, Steve Buscemi interpreta uno hillbilly trumpiano, mentre Chloë Sevigny è l’unica che lascia un po’ il segno nei panni di una poliziotta impressionabile.

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