Recensione su La conversazione

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9 Dicembre 2014

The Conversation

Nazione: U.S.A.
Anno: 1974
Regia: Francis Ford Coppola
Durata: 113 minuti
Genere: Drama
Cast: Gene Hackman, Robert Duvall, Frederic Forrest, John Cazale , Harrison Ford, Cindy Williams
Sceneggiatura: F. Coppola
Musiche: David Shire
Fotografia: B. Butler
Montaggio: R. Chew

Il film inizia accompagnato da un sottofondo musicale dallo stile jazz. La prima cosa che si vede è un campo lunghissimo, una ripresa dall’alto di una piazza gremita di persone. Una giovane coppia passeggia tra la folla, sequenza iniziale che viene ripetuta più volte durante il film. Vediamo subito che sono sotto il mirino di un uomo che si trova in cima a un palazzo intento ad osservarli. Non conosciamo queste persone, nemmeno il protagonista, che viene inquadrato successivamente, sa chi sono, sta solo assolvendo al suo lavoro, quello di intercettare la loro “Conversazione”. Herry Caul interpretato da uno strepitoso Gene Hackman è un esperto nel suo campo. Il suo personaggio viene analizzato nelle molteplici sfaccettature del suo carattere, il regista infatti sembra essere attento più all’analisi psicologica di quest’uomo piuttosto che all’azione vera e propria. Il signor Caul è avvolto da una evidente crisi di coscienza e da una profonda solitudine. Quello che lo ha reso famoso è spiare le vite altrui mettendole in grave pericolo, ma intanto vive con una paura fortissima, quella di essere lui il soggetto spiato. Il regista ci porta dentro casa sua facendo attenzione ai dettagli di quell’appartamento come il fatto che abbia più di una serratura alla porta; lo vediamo allarmarsi per il sol fatto che la proprietaria di casa abbia un altro mazzo di chiavi e per non bastare finge di non avere un telefono fisso chiamando sempre da cabine pubbliche, è insomma un personaggio fortemente ossessionato dal fatto che qualcuno possa invadere i suoi spazi. E’ un uomo che non interagisce con i suoi colleghi di lavoro, ma anche in quella che sembra essere una relazione con una donna alla quale non ha mai raccontato nulla di sè. Le informazioni circa il personaggio di Herry Caul sono soprattutto queste ma un’ altra senza dubbio interessante è che spesso nella cornice di quella sua casa spoglia suona il sassofono che sembra essere il suo solo e unico amico. Il nastro della conversazione che viene registrata lo ascoltiamo tantissime volte, un’intercettazione che sembra essere molto pericolosa. Quelle voci vengono analizzate continuamente, infatti attraverso le parole di questi due giovani il protagonista sembra riuscire a conoscere i lati più nascosti delle loro vite, tanto da percepire la paura di uno dei due da una semplice frase che viene pronunciata. Caul sta per diventare complice di un probabile omicidio che vede protagonisti uno di loro, è quindi colto da una forte crisi di coscienza che lo porta a confessarsi in chiesa e persino ad incontrare la donna della conversazione in un sogno che da vita a una delle scene più belle del film; Caul la mette in guardia dicendole: “L’ammazzerà se gli darà l’occasione” seguita da quella in cui dice di “non aver paura della morte ma dei morti”.
Credo che il film si possa suddividere in due parti, la prima parte è molto attenta all’analisi psicologica del protagonista, al rapporto con il suo lavoro e alla sua vita personale, poi dalla seconda metà del film l’azione aumenta insieme a una buona dose di suspance che culmina con un grande colpo di scena. Caul cerca per tutto il film la verità di quella conversazione che sembra ovvia anche a noi spettatori, in realtà sarà vittima, come noi, di un enorme equivoco. Il film si chiude con una scena davvero simbolica che vede il protagonista nel suo appartamento che distrugge letteralmente nel tentativo di trovare una o più cimici che sono state innestate per spiarlo. Subito dopo riprende a suonare il suo amato sassofono e il film si chiude con la panoramica della sua casa completamente distrutta.

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