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Recensione su The Congress

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17 settembre 2014

Robin Wrigth, attrice cinematografica, è alla fine della carriera a causa sia delle sue scelte spesso sbagliate e anche della tecnologia la quale sta prendendo il sopravvento. Decide di cedere la sua immagine per il mondo digitale e di entrare in questo mondo di totale finzione.
Dopo 20 anni abbiamo la visione di quel mondo che ha preso totalmente tutte le persone, non solo gli attori.
Da qui inizia il film animato.
Nel mondo fantastico può scegliere tu chi essere, in quello reale invece sei tu, la tua vita, il tuo mondo. Il fantastico libera di responsabilità, dolori, tristezze. Per molti è preferibile il secondo.
Devo riconoscere che la parte animata non mi ha per nulla entusiasmato. Dovrebbe essere folle, psichedelica, allucinogena ed invece è un triste tentativo di imitare le mirabilanti animazioni giapponesi (Hayao Miyazaki su tutti).
Ho trovato divertente il mix di animazioni del passato e del più vicino presente. Ma nel complesso l’ho trovato non adatto, assolutamente. Se poi l’intento era quello di cercare i personaggi famosi durante il cartone animato ha colto nel segno ma è un po’ riduttivo, direi.
Riguardo al film nella complessità non è male, il poter scegliere che vita si vuole vivere: finta ma spensierata o reale ma dolorosa…
Bah…
C’è chi la vita la vive lo stesso nella realtà fingendo di continuo; in questi casi la famosa Chimica non serve…
Hanno anche fatto una parodia della famosa cavalcata sulla bomba del Dott. Stranamore… ERESIA!!!!
Non lo rivedrei…
Fate Vobis…
Ad maiora!

3 commenti

  1. Stefania / 17 settembre 2014

    Uhm, di Miyazaki, però, non ci ho visto proprio nulla: i riferimenti estetici sono altri, direi, e anche il regista ha sempre dichiarato che il character design del film si ispira ai cartoni degli anni Quaranta, come quelli dei Fratelli Fleischer 😉
    http://www.fleischerstudios.com/blog/filmmaker-ari-folman-inspired-by-the-fleischers-superman

    Eccone un esempio:
    https://www.youtube.com/watch?v=sjdnCC6n4xk

  2. dito / 17 settembre 2014

    Vero, i disegni sono improntati sugli anni ’40 ma la confusione, i colori, il modo di inserire i personaggi ho rivisto molto l’impronta delle ANIME giapponesi. E a dire il vero non mi ha entusiasmato. Spesso l’ho trovati forzati, non fluidi come dovrebbero essere.
    Poi, gusto mio, proprio i disegno non mi è piaciuto. E per me l’inserire tanto personaggi famosi vuole completamente distrarre lo spettatore che va in cerca mentre la trama continua. Mi è piaciuta molto Grace Jones ma non credo dovrebbe essere questo il senso del film.
    Comunque tutto è soggettivo, per carità…
    Ad maiora!

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