Recensione su The Color Out of Space

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LA FATTORIA MALEDETTA CHI? / 6 Aprile 2020 in The Color Out of Space

Quel bruciato di Richard Stanley è tornato al cinema con la C maiuscola e lo ha fatto a bomba. Dopo un ritiro di appena 28 anni, Stanley prende in mano Lovercraft, lo modernizza e sale in cattedra.
Con appena sei milioncini di paperdollari e tanta voglia di fare ecco che viene fuori un gioiellino fresco e brillante.

The color out of space è già stato trasposto altre volte ma mai con questa carica visiva ed espressiva.

La narrazione è volutamente languida e compassata, sfruttando al meglio i tempi dilatati e non.
E poi c’è questa bella sensazione di ineluttabilità nei fatti che accadono, specie quando la situazione precipita (perché precipita…oh se precipita).
Il film è permeato da questa atmosfera, serpeggiante e indistinta, che mi manda ai pazzi. Senza parlare dell’uso del colore.
Nicolas Cage è l’unico nome di cartello e nella mucchia dei film su cui punta ogni anno questa volta c’ha preso di brutto. Mi è piaciuta molto la sua prova persino quando si rifugia nella sua comfort zone dell’overacting. In generale bravi tutti.

Ottimi gli effetti speciali alla Rob Botin e funzionali quelli in cgi.

A questo punto voglio sperare che Stanley sia tornato per restare e per prendersi lo scettro dei registi Lovercraftiani detenuto a turno da Stuart Gordon e John Carpenter. Un bel circolino.

Un bel fantahorror in stile come quelli di una volta.

Voto: 7,5

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