I rischi delle trasposizioni / 16 Marzo 2019 in The Children Act - Il verdetto

Ennesima dimostrazione dei rischi della trasposizione cinematografica di un romanzo. Mentre sulla pagina stampata le motivazioni dei personaggi possono essere esaminate tramite il monologo interiore o i commenti di un narratore onnisciente, queste soluzioni non sono altrettanto facilmente percorribili sullo schermo. Qui i personaggi dovrebbero rivelarsi quasi esclusivamente attraverso le loro azioni e i loro dialoghi con gli altri. Ma in The Children Act questo non avviene, e lo spettatore che non ha letto il libro viene lasciato a domandarsi cosa diavolo muova i protagonisti. Perché la reazione di Fiona alle legittime doglianze del marito (e alle sue meno legittime avventure sentimentali) è così piattamente indispettita? Qual è il senso della decisione finale di Adam? Si riduce davvero al desiderio di essere libero espresso nella sua lettera? Ma come si concilia questo con le altre azioni del personaggio?
Il film non riesce a compensare questi difetti in nessun modo, visto che i casi giuridici mostrati non sono poi così diffcili da risolvere; e l’interpretazione della Thompson e di Tucci – pur bravissimi – non mi è parsa troppo ispirata. Qualche simpatia desta Jason Watkins, il bistrattatissimo ma fedele assistente della giudice.

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