Recensione su L'infanzia di un capo

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L’inquietante affermazione di un super-ego / 5 dicembre 2018 in L'infanzia di un capo

L’infanzia di un capo è l’interessante esordio alla regia dell’attore statunitense Brady Corbet, recentemente passato in concorso a Venezia 75 con un altro film, Vox Lux. Proprio a Venezia, nel 2015, questo lavoro di Corbet era stato premiato nella sezione Orizzonti per la Miglior Regia e con il Leone del Futuro per la miglior opera prima.

Con una grande padronanza del set e dei mezzi tecnici, supportato dall’ottima e livida fotografia di Lol Crawley (45 anni, l’episodio Crocodile della serie tv Black Mirror, The OA) e baciato dall’impressionante debutto del giovanissimo Tom Sweet, Corbet ha provato a costruire una metafora sul potere (e sul potere dell’ego).
Solidissimo nella costruzione delle immagini, il film di Corbet incespica sul piano narrativo. Laddove (Il nastro bianco, 2009) il suo mentore Michael Haneke (per cui Corbet ha recitato nel remake di Funny Games, 2007) ha compiutamente rappresentato la messa a dimora del germe nazista nel cuore della gioventù tedesca, qui Corbet sembra non centrare del tutto un obiettivo molto simile, proprio nel momento topico del racconto, il passaggio all’età adulta del protagonista.

Resta comunque un racconto inquietante sulla coltura del super-ego freudiano, il cui carattere perturbante è esaltato dall’adeguatissima scelta della location domestica e dei costumi, dall’uso di luci naturali (à la Kubrick) e dalla già citata prova del piccolo Sweet.
A parer mio, poco convincente la prova di Bérénice Bejo nei panni della madre, a tratti didascalica nel suo tentativo di mettere in scena una donna duale e disturbata.

Nota a latere: limite mio, non ho compreso se la “maledizione” della governante (Yolande Moreau) si realizza o meno.

6 commenti

  1. inchiostro nero / 6 dicembre 2018

    @stefania: secondo me si ( parlo della maledizione ), ma ovviamente è un mio parere, e non è riscontrabile nella pellicola. Pourparler ( te la rubo ), quale dei tre capricci ti sembra il più riuscito?

    • Stefania / 7 dicembre 2018

      @inchiostro-nero: a proposito della maledizione, giusto per avere le idee più chiare, cosa supporta la tua ipotesi, secondo te? Es.: la governante contribuisce all’ascesa al potere di Prescot = è una delle persone che ha contribuito a distruggere la Famiglia/Stato?
      Pourparler più che volentieri… Sai che non ci avevo pensato, finora? Mumble mumble, forse il secondo (Prescot si chiude in camera e impara a leggere un’intera favola di Esopo in francese), perché dimostra, stupendo tutti, quanto sia forte la sua volontà e come, grazie a essa, sia capace di ottenere (in potenza) qualsiasi cosa (come dimostrerà anche da adulto). Secondo te, invece? 🙂

  2. inchiostro nero / 7 dicembre 2018

    @stefania: il capriccio che più mi ha incuriosito è quello iniziale, che fa da preludio al malessere generale del fanciullo. E’ anche il capitolo più angosciante, perché si carica di quel mistero atavico, ma allo stesso tempo acerbo, incontaminato, che ti confonde, e che non ti porta ancora a conoscere la verità.
    Per quanto riguarda la maledizione, credo si riferisca al crollo dell’istituzione-famiglia, e di conseguenza dello stato, come costrutto. Tutto si sgretola in funzione di un’identità persa, e la governante sembra l’unica ad accorgersene, presagendo una sorta di catastrofe. O almeno è quello che ho pensato allora. Forse rivedendolo ci presterei più attenzione.

    • Stefania / 9 dicembre 2018

      @inchiostro-nero: mi pare che la governante dica qualcosa come: “Farò il possibile per distruggere la vostra famiglia, mi impegnerò per distruggere la vostra famiglia”. Quindi, mi domandavo come e cosa abbia fatto concretamente (cioè, fuori dalla metafora del racconto) e quali siano stati i risultati della sua azione distruttiva.

      • inchiostro nero / 10 dicembre 2018

        @stefania: concretamente non fa nulla. Dalle sue parole ho dedotto che abbia in un certo qual modo ( sempre dopo il terzo capriccio ) fatto di tutto per distruggere la famiglia. Forse ha fatto trapelare la notizia che il fanciullo è in realtà figlio del personaggio interpretato da Pattinson ( come si evince dalla forte somiglianza di lui nel finale ), ma a conti fatti, non era proprio un gran segreto ( visto che il padre già sospettava ).

        • Stefania / 11 dicembre 2018

          @inchiostro-nero: grazie mille per le spiegazioni, ma -uhm- non riesco a persuadermi 🙂 (sarà perché non sembra esserci nessun effetto legato ai suoi eventuali “pettegolezzi”: cioè, che danno ha causato, nell’eventualità in cui abbia rivelato le origini del bambino? Non si sa, credo, ma magari mi sbaglio ancora)

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