Recensione su La corsa più pazza d'America

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Scalcinato road movie con un cast di star / 11 Aprile 2021 in La corsa più pazza d'America

Ispirato a una corsa vera, la Cannonball Run nata negli anni Settanta come forma di protesta per il limite di 55 miglia orarie imposto sulle strade degli Stati Uniti, il film La corsa più pazza d’America è un demenziale all stars movie sgangherato e triviale che ho deciso di guardare per almeno un paio di motivi.
Per prima cosa, alla regia (e in un cameo), c’è Hal Needham, il re degli stuntmen statunitensi celebrato da Quentin Tarantino con il personaggio di Cliff Booth (Brad Pitt) nel film “C’era una volta a… Hollywood” (2019). Ero curiosa di vedere qualche sua scena pazza pazza pazza con i mezzi a motore. Beh, di quelle ce n’è a iosa.
In saecundis, il cast mi intrigava un sacco: quel califfo di Burt Reynolds, Dom DeLuise, Farrah Fawcett, Roger Moore, Dean Martin, Sammy Davis Jr., un giovane Jackie Chan e, poi, un sacco di gente vista in film e serie tv dei primi anni Ottanta a cui, tuttora, non sono in grado di dare un nome.

Un po’ Wacky Races di Hanna & Barbera (perciò, indirettamente, La grande corsa di Blake Edwards), un po’ The Blues Brothers, La corsa più pazza d’America è un filmaccio senza capo né coda pieno di idee buffe (perfino troppe), davvero troppo scalcinate per essere sopportate fino in fondo.
Su tutte, però, mi ha fatto ridere molto Seymour, il personaggio di Roger Moore, un mitomane che si spaccia per lo stesso Moore e che si comporta esattamente come 007, con tanto di Aston Martin truccata e una Seymour Girl diversa in ogni scena in cui compare.
Al contrario, mi ha messo addosso un certo disagio l’ormai anziano Dean Martin, con la couperose sulle guance e alle prese con un personaggio sempre infoiato.
Comparsata di Peter Fonda a capo -manco a dirlo- di una banda di biker (però, cattivissimi). Sospirone (mio) per averlo visto indossare di nuovo la giacca di pelle del Capitan America di Easy Rider (1969).

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