Recensione su The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca

/ 20137.2294 voti

L’UNICA COSA CHE CONOSCEVO ERA IL COTONE… / 6 marzo 2014 in The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

“Gli americani chiudono sempre un occhio su quello che hanno fatto al loro popolo. Guardiamo il resto del mondo e giudichiamo. Sentiamo parlare dei campi di concentramento ma quei campi ci sono stati per ben 200 anni anche qui, in America”.

È da qui che inizia la vicenda di “The Butler“, tratto da una storia vera. Cecil Gaines (Forest Whitaker) è un bambino afroamericano che lavora insieme ai genitori in un campo di cotone del sud degli Stati Uniti. Alla tragica morte del padre viene assunto come “negro di casa” dalla vecchia proprietaria della tenuta. Cecile impara che un negro deve passare inosservato, che deve lavorare senza che i “bianchi” avvertano la sua presenza: intraprende così la strada che percorrerà per tutta la vita. Oramai cresciuto, decide di scappare dalla tenuta sebbene la situazione di quegli anni fosse ancora tragica per gli afroamericani.

“In qualsiasi momento un bianco poteva uccidere uno di noi e restare impunito; la legge non era dalla nostra parte, la legge era contro di noi”.

Dopo un periodo di stenti tuttavia Cecil viene assunto a lavorare in un hotel. Qui gli viene insegnato dal suo collega più anziano che un buon maggiordomo deve avere due facce, la propria e quella che deve mostrare ai bianchi. Una lezione che Cecil imparerà solo col tempo. Un’ulteriore svolta nella vita di Cecil avviene quando il vecchio maggiordomo, giudicandolo oramai esperto, rinuncia ad un’offerta di lavoro a Washington, per lasciare il posto a lui. Cecil si ritrova così a lavorare in uno dei più prestigiosi hotel della capitale. È proprio qui che si fa notare per le sue capacità, grazie alle quali viene assunto alla Casa Bianca. Vi rimarrà per trent’anni, servendo tutti i presidenti degli Stati Uniti a partire dalla presidenza Eisenhower fino a quella di Regan.

La pellicola procede su due livelli narrativi. Il primo è quello degli avvenimenti storici che vi compaiono, dai moti di protesta di Martin Luther King, Malcom X e delle Black Panthers fino alla guerra in Vietnam e allo scandalo Watergate. Possiamo poi vedere un ritratto della storia privata dei vari presidenti, da Eisenhower (Robin Williams) a Regan (Alan Rickman), passando per Kennedy (James Marsden), Johnson (Liev Schreiber) e Nixon (John Cusack), molti dei quali caratterizzati ottimamente dai rispettivi interpreti. L’altro livello è quello della vita privata di Cecil e della sua famiglia. I due piani finiscono inevitabilmente per incrociarsi anche se le vicende storiche fanno sempre da sfondo a quelle famigliari.

Cecil a Washington vive con la moglie Gloria (Oprah Winfrey) e i suoi due figli. Il benessere e la felicità iniziale, vengono messi a dura prova quando Cecil viene assunto alla Casa Bianca. I turni sono molto pesanti e Cecil è costretto a rimanere a lungo fuori di casa. Ciò porta la moglie ad annegare la propria solitudine nell’alcolismo; da personaggio apparentemente fragile e ingenuo Gloria si rivela però essere quello più forte del film. Il figlio maggiore Louis inoltre lascia la famiglia per andare a studiare nel Tennessee. Qui, seguendo le parole di Martin Luther King e Malcom X, intraprende la via della rivendicazione dei diritti degli afroamericani, praticando forme di protesta non violente che lo portano più volte a finire in carcere nonché a rischiare la vita. Louis arriva addirittura a disprezzare il padre in quanto, ai suoi occhi, questi appare come un servo dei bianchi privo di dignità.

L’incomprensione tra i due, nonché la mediazione della madre, sono il vero filo narrante della vicenda, il triangolo che ne costituisce il nucleo. Se Louis decide di combattere, attraverso la via politica e l’impegno in prima persona, per la rivendicazione dei propri diritti e contro le discriminazioni di una società americana in cui il razzismo è ancora dilagante, Cecil preferisce conservare il proprio ruolo, ritenendo che un esercito di maggiordomi neri, dando il buon esempio, possa modellare in modo più efficace il cuore e le menti dei potenti di turno per ottenere quindi migliori risultati. Sarà solo con la vecchiaia che Cecil rimetterà in discussione ogni suo punto di vista: come egli stesso sostiene, non avrebbe mai immaginato che un vecchio potesse sentirsi tanto smarrito. Capisce così che il figlio stava combattendo dall’esterno la stessa battaglia che lui aveva combattuto per anni dall’interno in maniera silenziosa.

Il film è impreziosito dalla magistrale interpretazione del premio Oscar Forest Whitaker, capace di dare profondità ad un personaggio che poteva facilmente risultare scontato e prevedibile. Il tono eccessivamente retorico di alcune parti, soprattutto nel finale con la celebrazione di Obama, è forse l’unico neo di una pellicola sostanzialmente piacevole e coinvolgente, e ciò nonostante il tema dei diritti degli afroamericani venga oramai trattato costantemente dal cinema americano (vedi “12 anni schiavo”, “The help”, “Django Unchained”, solo per citare alcuni titoli).

L’unica cosa che conoscevo era il cotone…

Lascia un commento

jfb_p_buttontext