Recensione su The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca

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24 febbraio 2014

Nutrivo aspettative importanti, visto il cast (primo fra tutti proprio Forest Whitaker, che stimo moltissimo) e quello che della storia mi era parso di cogliere dal trailer.
Il genere è poi uno di quelli che preferisco, i film ispirati ad eventi realmente accaduti, incentrati su temi forti e che raccontano anche la storia degli anni in cui sono ambientati mi fanno letteralmente impazzire.
Bene, le mie aspettative sono state decisamente ripagate.
Il film racconta la vita di un uomo, un maggiordomo alla casa bianca, mostrandoci il lento mutare della sua visione del mondo negli anni, lavorando per presidenti diversi, in epoche vicine ma davvero distanti, e, soprattutto, confrontandosi con le nuove generazioni, rappresentate dai due figli, tanto diversi quanto accomunati dalla volontà di non restare fermi nello status quo, di cambiare le cose.
Il protagonista è un uomo mite, dedito al lavoro e pieno di decoro, ma è anche “frutto” di una vita che di scelte gliene ha lasciate poche.
E’ proprio quando aprirà gli occhi sulla sua condizione, allora, che cambierà il suo modo di vedere ciò che lo circonda, sentendosi per la prima volta davvero parte di un intero popolo relegato ai margini, arrivando a tornare sull’odiata terra della sua prigionia da schiavoe per riappropriarsi delle radici della sua vita.
Non bisogna dimenticare, ma non non si tratta neanche di rinnegare una vita vissuta in modo dignitoso e decoroso, bensì di lasciarsi confondere, spaventare, toccare dai cambiamenti che possono arrivare all’improvviso e in qualsiasi età della nostra vita, e avere la consapevolezza di ri – acquisire una mutata percezione delle cose, che rispecchi sempre chi siamo ma con qualcosa di diverso.
L’immobilismo è qualcosa che non appartiene all’uomo che vive davvero il suo tempo e la sua esistenza.
Un film che merita una possibilità, trattando un tema importante da un punto di vista interessante, sfiorando le storie di diversi individui presi nella stessa meschina condizione che si declina in tempi e luoghi diversi, mostrandoci, però, anche una possibilità di riscatto, di affermazione della propria identità di uomini al di là di qualsiasi divisione.
Narrazione efficace, ottime prove attoriali. Un buon film, che non fa gridare al capolavoro ma che ha l’innegabile pregio di aiutare la memoria di eventi e temi importanti, trattati in modo fresco e coinvolgente, senza sacrificarne l’importanza e il peso.

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