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Recensione su Biancaneve

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11 maggio 2014

Visionario = genio.
Quante volte abbiamo sentito questa assonanza a Hollywood? Tante, troppe volte…ogni regista che dimostra di possedere delle qualità che gli permettono di creare un film solo un po’ surreale e onirico, subito gli viene affidato l’appellativo di “genio della visionarietà”.
Per carità, ci sono dei registi che si sono meritati appieno questo titolo, penso a Cronenberg, a Lynch, in parte a Burton e Shamalyan, ma che adesso ogni regista che mette in pratica le sue “visioni” debba meritarsi la fama di genio visionario, beh, mi sembra alquanto esagerato…
E’ questo il caso del regista indiano Tarsem Sing, un regista che, francamente, come il suo collega conterraneo Shamalyan considero un po’ un mezzo bluff, un regista che, come scritto sopra, passa per visionario ma in realtà è solo capace di dare vita a opere cinematografiche per la maggior parte grottesche, pessime e imbarazzanti come questa sua versione(l’ennesima) di Biancaneve, un film visivamente bellissimo(le scenografie e i costumi sono meravigliosi), ma poverissimo nei contenuti, la storia di Biancaneve è stata da lui trasformata in una recita da asilo nido, con melensaggini varie, dialoghi bambineschi, puerilità che danno solo fastidio allo spettatore(i dialoghi sono a dir poco imbarazzanti…sembra che li abbia scritti un bambino di cinque anni…).
C’è anche una sottile vena d’ironia che stona completamente nella storia, un’ironia imbarazzante, scadente, un’ironia che, invece di divertire, da solo un senso di fastidio allo spettatore.
C’è da dire che anche il cast non aiuta molto, a partire da una Julia Roberts gradevole, ma a mio parere assolutamente inadatta a ruoli di questo genere fino ad arrivare alla protagonista, Amy Collins, figlia del leader dei Genesis Phil Collins, molto carina ma piuttosto monocorde nella recitazione.
In sostanza una rivisitazione piuttosto insulsa della sempiterna favola di Biancaneve, dove si salvano solo i bellissimi costumi e le splendide scenografie….in parole povere un Alice in Wonderland parte seconda, visivamente perfetto, ma molto povero di contenuti.

1 commento

  1. icarus / 11 maggio 2014

    Mi spiace per la costumista, recentemente scomparsa, ma io non ne ho apprezzato neppure i costumi; sembrava di essere alla corte di Luigi XVI, a tratti in quella di Elisabetta I, essendo in effetti il frutto di una precisa scelta quella di non focalizzarsi su una particolare epoca storica; peccato solo che in questo caso non si trattasse di un film di Sofia Coppola o di Kapur…
    Troppo invadenti, fors’anche a causa dell’inconsistenza delle altre componenti, sembrava che ogni inquadratura fosse funzionale ad essi, quasi fossero la giustificazione primaria dell’intero film.
    Trovo inoltre che un tale sfoggio di stravaganze, sulla scia che è invece propria ad Alice in wonderland, mal si adatti a questa fiaba; per lo meno il tentativo in questione lo definirei fallito.

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