Recensione su The Broken Key

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IMBARAZZANTE / 16 novembre 2017 in The Broken Key

Un’opera, purtroppo, indegna sotto tutti punti di vista, un esempio da proiettare nelle scuole di cinema per mostrare come NON si fanno i film.
L’assenza di una vera e propria storia è il primo e più grave problema: la sceneggiatura non esiste, è un collage di frasi ritagliate da libri esoterici inframmezzate da battute copiate da action movie di serie B.
La regia sembra confusa quando non addirittura assente: far sembrare incapaci dei grandi attori non dev’essere stata impresa semplice, eppure quasi tutti i grandi nomi presenti nel film sembrano non avere idea di cosa stiano facendo. I protagonisti, poi, sono tanto improbabili quanto impreparati, sia come espressivita che come tecnica.
La versione italiana peggiora persino le cose: le voci scelte per i personaggi principali sono quelle dei più grandi doppiatori del panorama romano, ma i loro encomiabili sforzi non riescono a dare dignità a dialoghi italiani ridicoli messi in bocca a personaggi improbabili. I personaggi secondari, poi, sono palesemente doppiati da non professionisti, il che riporta l’opera ad un livello da oratorio.
La fotografia denota una buona competenza tecnica del reparto, a dispetto delle tante (troppe) sequenze traballanti che creano un po’ di disagio. Anche qui, però, una regia che abusa di inquadrature “particolari” finisce col renderle insignificanti e, quindi, inutili quando non fastidiose.
Il montaggio non è valutabile: in assenza di una storia, le varie scene che si susseguono sono come tanti cortometraggi appiccicati l’uno dopo l’altro con la scusa di un presunto filo conduttore; tecnicamente corretto, non può incidere nella fruizione dell’opera.
Le scenografie denotano un grande impegno esecutivo ma, nelle maggior parte dei casi, denunciano la sterilità della visione registica: paiono infatti, fini a sé stesse e utilizzate soltanto per stupire e non per caratterizzare le scene o i personaggi.
L’effettistica è di buon livello, anche se utilizzata, spesso, in modo ingenuo.
La sonorizzazione è quasi assente, sono pochissimi i rumori di scena e, forse, è un bene perché alcuni suoni (come quelli dei pugni durante le scazzottate) sono tanto improbabili quanto fastidiosi.
La musica è estenuante. Onnipresente, scollata, fastidiosa, ripetitiva, riempie ogni minuto del film con fraseggi vani e crescendo inappropriati che sottolienano parti drammatiche che drammatiche non sono. Un orpello inutile che invece di rendere più fruibile il film, lo affossa ancora di più.
Il mix dà il colpo di grazia al tutto, trasformando il film in un infinito videoclip e portando la musica sempre in primo piano, a discapito di tutto il resto, col risultato di togliere dinamica ai dialoghi, che, per risultare udibili, sono talmente presenti da risultare fastidiosi.
Nel complesso, l’unico aggettivo che riassume le sensazioni provate durante la visione è “imbarazzante” e l’idea che siano stati spesi tanti soldi per realizzare un’opera così mediocre è un insulto per tutti coloro che amano e credono nel vero cinema indipendente.

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