Il ponte sul fiume Kwai

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Il ponte sul fiume Kwai

In Birmania, durante la Seconda Guerra Mondiale, il tenente colonnello inglese Nicholson e i suoi uomini vengono catturati dai giapponesi e rinchiusi in un campo di concentramento comandato dal colonnello Saito. Quest'ultimo chiede al suo omologo britannico di dirigere i lavori per la costruzione di un ponte sul fiume Kwai, ma Nicholson si rifiuta di far lavorare gli ufficiali prigionieri, e per questo viene sottoposto a terribili torture. Tratto dall'omonimo romanzo di Pierre Boulle, nel 1958 il film vinse sette Oscar, Miglior Film, Miglior Regia (David Lean), Miglior Attore Protagonista (Alec Guinness), Miglior Sceneggiatura Non Originale (Pierre Boulle, Michael Wilson, Carl Foreman), Miglior Fotografia (Jack Hildyard), Miglior Montaggio (Peter Taylor) e Miglior Colonna Sonora (Malcolm Arnold), tre Golden Globe, Miglior Film Drammatico, Miglior Regia (David Lean) e Miglior Attore in un Film Drammatico (Alec Guinness), e un David di Donatello, Miglior Produttore Straniero (Sam Spiegel), nel 1957 quattro BAFTA, Miglior Film, Miglior Film Britannico, Miglior Attore Protagonista (Alec Guinness) e Miglior Sceneggiatura (Pierre Boulle, Michael Wilson, Carl Foreman), e quattro National Board of Review Award, Miglior Film, Miglior Regia (David Lean), Miglior Attore Protagonista (Alec Guinness) e Miglior Attore Non Protagonista (Sessue Hayakawa).
schizoidman ha scritto questa trama

Titolo Originale: The Bridge on the River Kwai
Attori principali: William HoldenWilliam HoldenAlec GuinnessAlec GuinnessJack HawkinsJack HawkinsSessue HayakawaSessue HayakawaJames DonaldJames DonaldGeoffrey Horne, André Morell, Peter Williams, John Boxer, Percy Herbert, Harold Goodwin, Ann Sears, Heihachirō Ōkawa, Vilaiwan Seeboonreaung, Keiichirô Katsumoto, Mostra tutti

Regia: David LeanDavid Lean
Sceneggiatura/Autore: Carl Foreman, Michael Wilson
Colonna sonora: Malcolm Arnold
Fotografia: Jack Hildyard
Produttore: Sam Spiegel
Produzione: Gran Bretagna, Usa
Genere: Drammatico, Guerra, Azione, Storia
Durata: 161 minuti

Dove vedere in streaming Il ponte sul fiume Kwai

stra cult, sublime / 22 Aprile 2020 in Il ponte sul fiume Kwai

immortale, capolavoro senza tempo. Favoloso.

Il colonnello Nicholson di Alec Guinness… bisogna aggiungere altro? / 20 Giugno 2016 in Il ponte sul fiume Kwai

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Tratto da un romanzo di Pierre Boulle, Il ponte sul fiume Kwai è la prima delle superproduzioni di David Lean, anche se – per budget e incassi – siamo ancora lontani da quelli che saranno i due successivi kolossal diretti dal regista inglese (Lawrence d’Arabia e Il dottor Zivago).
Girato interamente nello Sri Lanka, The Bridge on the River Kwai seppe infatti garantire un taglio low-cost ad una produzione che, ad un’altra latitudine, avrebbe comportato costi ben diversi.
Il famoso ponte che dà il titolo alla pellicola fu infatti costruito (e distrutto) veramente, senza l’utilizzo di modellini. Esattamente ciò che aveva fatto Buster Keaton trent’anni prima in Come vinsi la guerra, nella scena passata alla storia come la più costosa della storia del cinema muto.
La sola costruzione del ponte costò 250.000$ dei tre milioni di budget totale (circa un quinto di quello di Lawrence e Zivago): un esborso relativamente modesto, grazie all’utilizzo di manodopera locale tra cui furono reclutate anche alcune comparse, opportunamente incipriate per assumere le sembianze occidentali dei soldati inglesi.

The Bridge è un grandissimo film di guerra con un soggetto che affronta, in un mix ben dosato, i temi del patriottismo, dell’etica militare (se così si può definire), dell’orgoglio, della libertà dell’uomo anche in condizione di prigionia.
Il colonnello Nicholson combatterà una battaglia ostinata con il suo carceriere Saito per esentare dal lavoro manuale i suoi ufficiali, salvo poi metterli egli stesso a lavorare quando dovrà cercare di completare il ponte per dare una lezione ai giapponesi: una contesa che è ormai prevalentemente basata sull’orgoglio personale (nonostante il sottofondo patriotico).
Il personaggio del colonnello Nicholson è senza dubbio uno dei più riusciti del cinema degli anni Cinquanta (e non solo). Merito della complessità del character ma anche dell’interpretazione di Alec Guinness, che con questo ruolo vincerà l’unico oscar di un’invidiabile carriera (oltre ad uno onorario). Nicholson è per certi versi l’antesignano del colonnello Kurtz di Apocalypse Now.

Tra i pochi difetti del film c’è una certa lentezza della fase che precede il gran finale e la debolezza della trama secondaria (quella legata al soldato Shears): se si potesse estrarre la sola parte in cui è protagonista il colonnello Nicholson, il film sarebbe un capolavoro assoluto.
La pellicola fu un grande successo che aiutò la Columbia in anni non semplici e che si aggiudicò ben sette statuette alla notte degli Oscar del 1958 (tra cui tutti quelle di maggior peso: miglior film, regia, sceneggiatura non originale e fotografia).
Tra i premiati anche la colonna sonora di Malcolm Arnold, che arrangia la celeberrima marcetta di Kenneth Alford, risalente alla prima guerra mondiale, Colonel Bogey March. Un motivetto molto popolare, fischiettato dai soldati in apertura e in chiusura di film, e che aveva una precisa connotazione anti-tedesca durante la seconda guerra mondiale. Su quelle note, infatti, si era costruita una parodia del fuhrer (Hitler, has only got one ball!), parole che Lean avrebbe voluto far pronunciare ai soldati. Tuttavia non se ne fece nulla per volere del produttore Sam Spiegel, che decise per la comunque immortale versione fischiettata.

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28 Novembre 2011 in Il ponte sul fiume Kwai

Uno dei capisaldi del cinema di guerra degli anni ’50 e del cinema di guerra in generale.
Un pò mi ha fatto pensare alla “Grande Fuga”, un altro classico del genere, ma qui il ritmo è notevolmente più lento e gli sviluppi sono totalmente diversi.
C’è una forte componente anti-militaresca, anzi, più correttamente, viene lasciata a William Holden l’invettiva contro il rigore inglese che tende a fare dell’eroismo fine a se stesso un vanto anche nei momenti meno indicati. Il personaggio di Alec Guinness interpreta questa mentalità rigida e schematicamente attaccata alle regole in maniera deliziosamente antipatica. Ogni suo cipiglio solleva antipatia. Se il film fosse realizzato oggi si vedrebbe una sceneggiatura molto diversa, con un battaglione pronto ad insorgere e ribellarsi all’ostinazione del suo comandante.
E’, in modo molto intelligente, più di un film di guerra.

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