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Recensione su Storia di una ladra di libri

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Un po’ di umanità / 28 marzo 2014 in Storia di una ladra di libri

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

All’inizio del film stavo già un po’ storcendo il naso, non tanto per le scene, comunque interessanti, ma più che altro per l’impressione che il film stava dando.
L’opera è tratta da un romanzo di Markus Zusak ed è ambientata in Germania durante il periodo del dominio nazista. Una bambina è costretta ad abbandonare la madre che non può più mantenerla e viene così affidata a due coniugi che la crescono. Essi si mostrano gentili, ad una prima occhiata non davano l’aspetto di genitori accondiscendenti e che potessero crescere bene la bambina, che invece vive in un piccolo contesto, come quello della famiglia, che cerca di tirare avanti in un ambiente devastato. Grazie alla letteratura la bambina cresce ed impara a leggere e scrivere, inoltre impara a guardare il mondo con gli occhi diversi, grazie soprattutto a Max, suo grande amico, un ebreo che viene accolto e nascosto dai due coniugi.
Malgrado un plot banale, una sceneggiatura a tratti non perfetta ed alcune scene certamente da rivedere, è un film che non fa rimanere impassibili. Ti colpisce come una secchiata d’acqua fredda, merito certamente delle ottimi interpretazioni di personaggi ben scritturati, ma anche della genuinità di una ragazzina che vive la sua infanzia in un contesto sempre più tetro ed in preda alla guerra. Per tutto il film assistiamo quasi la bambina che cresce e si evolve, certamente i libri riescono a farla crescere bene, ma sarebbe sbagliato ed assurdo asserire che psicologicamente la bambina esca indenne dall’orrore di quegli anni.
La guerra c’è e si sente, però non colpisce tanto l’immagine in sé, quanto i rapporti umani che si creano.
Il punto forte di questo film è uno solo: racconta una storia e lo fa in modo a tratti banale, però riesce a far affezionare ad i personaggi e ciò è cosa buona e giusta, perché quando poi moriranno tutti lo spettatore si rende conto dell’atrocità della guerra, dell’odio e della morte. Dunque, un lungometraggio ben realizzato, ed interpretato alla perfezione. Le uniche pecche sono sicuramente in parte nella sceneggiatura, che è sì buona (ricordo che è un adattamento), però si avvale di determinati cliché un po’ fuori luogo. Inoltre, c’è un tocco di ironia e sarcasmo in alcuni dialoghi e battute del film, però li ho colti blandamente e sono ancora perplesso sulla loro reale utilità o se sia davvero in armonia con il racconto. Il dialogo finale della “morte” (chiamiamola così) che vorrebbe far emozionare descrivendo le anime dei vari personaggi quando muoiono può sembrare interessante, ma è secondo me inetta al film che meritava un epilogo forse migliore. Indubbiamente, si tratta di una furbata per colpire un determinato tipo di pubblico. Alcune sequenze all’inizio, tipo quelle nella scuola mi hanno rimasto basito e non è affatto un merito dell’opera: insomma è un po’ stupido inserire nelle vicende il cliché della bambina presa in giro dai bulletti ed invece l’unico ragazzino (ma va?) dai capelli color limone che si occupa di lei e che si innamora.
Questo povero ragazzo che tenta di farsi baciare in tutti i modi ma resta in perenne stato di friendzone ed è accontentato solo quando muore (mannaggia la miseria). A parte gli scherzi, è per farvi capire che ci sono determinati elementi che rendono la storia a tratti un po’ stupidotta e ingannevole. Però, detto questo, i dettagli magari potevano essere più curati, perònon si può dire che di film come questo ne escano a bizzeffe. Al contrario è un buon tentativo, ben vengano film sulla seconda guerra mondiale così diversi dagli altri: si concentra sul lato umanitario.
Infatti, più che un film di guerra in cui vengono evidenziati in modo troppo marcato e senz’altro facilone il divario tra buoni e cattivi (nazisti ed ebrei), preferisco considerarlo un film sull’umanità e le sue varie sfumature, perché non esistono i buoni ed i cattivi, questo la bambina lo capisce anche grazie alla letteratura che viene esaltata e giustamente, in questo film.

2 commenti

  1. aussiemazz / 29 marzo 2014

    Non ho capito perché la “morte” tra virgolette.
    Concordo sul fatto che alcune scene siano un po’ forzate e non arrivino allo spettatore al 100% delle loro possibilità. Penso che il fatto che si tratti di un adattamento incida: ritengo però che tutto sommato sia stato trasposto bene. Ricordo che il libro mi piacque molto, per questo ho dato fiducia al film e anch’io non posso lamentarmene.

    • alex10 / 29 marzo 2014

      beh sì, intendo la personificazione della morte che appare mentre cammina nelle scene finali e fa il discorso sulle anime dei vari personaggi che si sono succeduti e che, purtroppo, sono morti. @aussiemazz
      Il libro non l’ho mai letto.

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