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Recensione su Storia di una ladra di libri

/ 20137.1357 voti

Poeticamente contrastante / 30 marzo 2014 in Storia di una ladra di libri

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Purtroppo non ho letto il libro per concedere a questo film un commento oggettivamente completo, posso però definirmi scissa in un logorante dissidio interiore che non mi lascia capire essenzialmente se il film mi sia piaciuto o meno, per questo gli ho dato un voto intermezzo che possa così lasciar comprendere la mia ambiguità nella procinta opinione.
Questo film è un tripudio di luoghi comuni e di banalità incorniciate da un tema valido e stuzzicante, come quello della salvaguardia e il rispetto per la cultura letteraria in tempo di guerra (argomento tralaltro trattato con superficialità e sempliciotteria), è il pallore candido della giovane protagonista, strappata violentemente alla madre e al fratellino, sola in un mondo di punti interrogativi, analfabeta in un epoca di simbolismi e classismo sociale, che ingenuamente si nasconde, una volta appresa la lettura e la scrittura dalla premura di un padre non suo,nel fascino dei libri, dolce, delicato, poeticamente incantevoli i paesaggi,accompagnati da musiche ricche di phatos e suspance,i colori soavi, pungenti, avvolgenti, ma purtroppo la semplicità con cui il regista ha deciso di far si che la storia evolva protendono avvincendevolmente verso una climax che non raggiunge mai il suo culmine.
Avvincente il contrastro tra vita e morte, la signora eterna che pronuncia brevi monologhi durante la sceneggiatura, creudele narratrice, “stragata dagli umani” e la (S)fortunata bambina dai capelli biondi di cui narra le vicende, particolare, un’ immagine vista di rado, ma eloquente e coerente con il film.
Contrastante sarebbe l’aggettivo migliore, per ogni donna che prende parte all’interno della sceneggiatura,insopportabilmente pungente la signora Rose, benefattrice generosa ma egoista che accoglie a malo modo un ragazzo ebreo in casa di nome Max,ambivalenti fra l’audacia, la spigliatezza di darsi da fare con poco, che sfama e sostenta il suo particolare nucleo, lo difende e gioisce difronte alla sconfitta incombente morte sul giovane ospite,succubi ma decise come per la reclusa moglie del “generale capo”, la dolcezza di madre che rimpiange il figlio andato e accoglie la sconosciuta assetata di sapere.
Simultanei gli uomini, Hans padre adottivo di Liesel, incantevolmente infantile, distrattamente incosciente, un anima leggiadra che vive assorto passivamente ciò che intorno accade e che quando si espone scioglie in un pianto spaventato e ridicolmente in dissenso con le figure losche, pericolose e decise che aleggiano in ogni dove; coraggioso ma inscuro Rudy, folle ma succube dalla sue età, sincero, solare, vivo, reale. Magnetico Max, una delicata brezza di poeticità e rispetto, una vittima non vittimista, la voglia di vita, la grazia e la gratutudine di un uomo riconoscente, la malinconia e la caducità di essere strappato alla propria radice.
Banale il finale, sarebbe stato “Esplosivo” se l’aleggiante aria di speranza e positività che trasaliva dai numerosi luoghi comuni che nell’arco della storia evolvono, fosse perpetrata, accontentando così, la sete di scoprire, che nonostante tutto, i nostri beniamini fossero riusciti a concludere insieme quel cerchio di paura e di dissapori, ma no! Strappati come da un sogno, il finale cade violento, con un dolce miglioramicomairicambiato (perchè l’amicizia fra uomo e donna non esiste e non hanno più come sottolinearlo in ogni sceneggiatura dei peggiori filmetti romantici) che a stento riesce a dichiararsi prima di morire… Goffo il bisogno di riscatto degli ultimi 3 minuti del film, un contentino disonesto, quasi già preannunciato, perchè scritto nel file rouge che collega il destino dei maggiori protagonisti, ma sincero seppure inconcludente.

Non so se lo consiglierei. oggettivamente, sul nazifascismo sono stati prodotti infinite quantità di cinematografie, questa sicuramente non è fra le migliori.

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