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Recensione su Storia di una ladra di libri

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Le parole sono la vita: la fantastica storia di una ladra di libri. / 2 aprile 2014 in Storia di una ladra di libri

“Un piccolo dato di fatto: voi morirete. Malgrado ogni sforzo, nessuno vive per sempre. Mi spiace fare da guastafeste. Il mio consiglio è: quando arriverà il momento, non fatevi prendere del panico, pare che non aiuti. Suppongo di dovermi presentare in modo appropriato, ma del resto mi incontrerete più o meno presto, non prima del tempo, certo: è mia norma e regola evitare i vivi. Beh, apparte ogni tanto. Una volta ogni lunghissimo lasso di tempo io non posso farne a meno. Nasce in me un interesse. No so che cosa ci fosse di preciso in Liesel Meminger, ma mi aveva rapita e mi sono interessata”.

Così prende inizio la pellicola di Brian Percival “Storia di una ladra di libri”, adattamento cinematografico del romanzo “La bambina che salvava i libri” di Markus Zusak. La Morte è colei che ci accompagna per tutta la vicenda, la narratrice che tutto sa e che tutto osserva dall’alto, quasi divertita per l’affannarsi degli esseri umani.

Ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale, la vicenda prende inizio poco prima dello scoppio del conflitto. La protagonista Liesel (Sophie Nélisse), abbandonata da una madre in fuga dalla Germania per via della sua fede comunista, trova rifugio in un piccolo paese della Germania presso l’umile dimora di una famiglia tedesca. Qui viene accolta da Hans Hubermann (Goeffrey Rush), un uomo dotato di un’anima gentile e di un indole scherzosa, a tratti ingenua come quella di un bambino, e dalla moglie Rosa Hubermann (Emily Watson). Quest’ultima dal principio appare come una donna austera, irascibile, quasi infastidita dall’arrivo della ragazza. Col tempo però Rosa lascia cadere questa maschera, rivelandosi sensibile e affezionandosi alla piccola.

Per Liesel adattarsi non è un’impresa delle più facili. Sola al mondo, timida e ancora scossa a causa della recente morte del fratellino, Liesel viene inizialmente emarginata dai ragazzi del luogo, nonché derisa per il fatto di non saper né leggere, né scrivere. L’unico a volerle essere amico è il piccolo e solare compagno di scuola Rudy, con il quale Liesel trascorre gran parte del proprio tempo libero. Rudy si affeziona sempre di più alla giovane, restandole fedele anche quando la ragazza gli confessa un terribile segreto. Con l’aiuto di Hans inoltre Liesel impara finalmente a leggere e scrivere. In lei nasce così una passione che la porta a prendere segretamente in prestito i libri dalla casa del borgomastro della città, la cui ricchissima biblioteca le era stata mostrata in precedenza dalla moglie del borgomastro stesso, un uomo pericoloso e fedele al regime.

Lo scoppio della guerra porta all’arrivo in casa degli Hubermann di Max, un ragazzo ebreo che trova rifugio dalle leggi razziali presso Rosa e Hans in base alla parola data proprio da quest’ultimo al padre del ragazzo durante la Prima Guerra Mondiale. Costretto a vivere alcuni anni in cantina per non mettere in pericolo se stesso e la famiglia che lo ospita, Max diventa per Liesel una figura fondamentale, che stimola la ragazza a coltivare la propria passione per la lettura in un periodo in cui perfino pensare poteva risultare pericoloso. Liesel impara così a osservare il mondo con occhi diversi, utilizzando la sua capacità descrittiva per alleviare la prigionia del ragazzo. Solo una volta, quando a causa di un bombardamento tutti gli abitanti della città sono rifugiati nel rifugio antiaereo, Max, rimasto solo, riesce finalmente a vedere il cielo stellato, commovendosi sotto la sua pallida luce.

Ambientata durante uno dei periodi più tragici del recente passato, la storia procede senza particolari momenti drammatici. L’evoluzione del personaggio di Liesel, l’amore fino all’ultimo celato da parte del piccolo Rudy, le melodie della fisarmonica di Hans, l’allegria di Max e le urla di Rosa, creano una rara atmosfera di umanità che confina la guerra sullo sfondo della vicenda. È infine la Morte, esigendo il suo triste tributo, a farci tornare alla triste realtà, senza farsi mancare il senso dell’humor.

La pellicola, drammatica e commovente, è in assoluto piacevole. Ad impreziosirla una colonna sonora firmata nientemeno che da John Williams e premiata da una nomination agli ultimi Oscar. Una visione insolita del conflitto, visto attraverso gli occhi di una bambina, fa di “Storia di una ladra di libri” una pellicola originale e niente affatto banale, il cui messaggio è rivolto tanto ai grandi che ai più piccoli. Nel corso delle oltre due ore di film risulta quasi impossibile non innamorarsi dei personaggi che vi prendono parte. In particolare l’espressività della piccola Sophie Nélisse, al debutto sulla scena internazionale, unite all’esperienza e all’intensità di un fuoriclasse come Goeffrey Rush, rendono poi la pellicola quasi imperdibile.

“Tutto quello che ho imparato è che la vita non fa promesse, perciò meglio cominciare. Ho sempre cominciato con l’ignorarlo, ma so che tutto è cominciato con un treno, con la neve e con mio fratello. Visto dall’automobile il mondo sembrava come in un globo di vetro con la neve e in un luogo chiamato via del Paradiso un uomo col cuore a fisarmonica e una donna vestita di tuoni aspettavano la loro nuova figlia. Lui viveva sotto le nostre scale come un gufo tranquillo e senza ali, finché il sole dimenticò il suo viso. Il libro galleggiava lungo il fiume come un pesce rosso inseguito da un ragazzo coi capelli color limone. A Max che mi ha dato agli occhi”.

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