Recensione su Il grande cielo

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22 Aprile 2015

La cosa bella dei film di Howard Hawks è il modo in cui riesce a catturare la grandezza dei paesaggi americani (il grande cielo e Red River) e non (Hatari!). Questa pellicola in particolare contiene molti degli elementi tipici dell’arte registica di Howard Hawks, ovvero l’elogio dell’amicizia cameratesca (il film inizia con deu epersonaggi che fanno a botte ma poi diventano amici), il tema del “gruppo” come microcosmo (ne “Il grande cielo” i vari personaggi dovranno farsi strada in un territorio inesplorato, almeno dall’uomo bianco) in cui alcune persone di diversa provenienza e con profonde differenze di carattere sono riunite in una comune missione, la natura (intere sequenze sono dedicate sia alla violenza della natura sia agli scorci meravigliosi del Missouri), la donna figura indipendente e in grado di badare a se stessa (l’indiana in questo film), il gusto per l’avventura, il senso dell’umorismo che attenua i toni drammatici degli eventi. Tutto questo e molto altro è The big sky.
Ne Il grande cielo lo spettatore viene catapultato nell’anno 1832, nel lontano west, nel lungo e solitatio Missouri. Si fa subito la conoscenza con Jim Deakins e Boone Caudill, due ragazzacci in cerca di avventure selvagge. Non sono loro che cercano i guai, sono i guai che cercano questa strana coppia. Diretti verso il fiume Missouri alla ricerca dello zio di Boone, Zeb Calloway, vengono imprigionati a causa di una rissa con alcuni commercianti di pellicce della Missouri River Company e vengono rilasciati su cauzione di un amico dello zio, tal Frenchy, mentre si incontrano con zio Zeb nella cella stessa.
Ok, ora le cose si fanno interessanti e se recuperate il titolo, anche se non vi piace il western, due o tre punti potreste considerarli pure interessanti.
I due uomini si aggregano ad una spedizione organizzata da Zeb e Frenchy. L’obiettivo è risalire di 2000 miglia il fiume e commerciare con gli indiani della tribù dei Piedi neri, facendo così concorrenza alla Missouri River Company. Ma come fare a commerciare con una tribù indiana diffidente ?
Semplice, Zeb porta con sé Teal Eye (Occhio d’anitra), la figlia di un capo tribù dei Piedi neri. Zeb la trovò per caso mentre stava fuggendo da una tribù nemica che l’aveva rapita e ora.. e ora niente, la tengono diciamo in ostaggio per commerciare le pelli ma la giovane è piena di rancore e darà filo da torcere ai giovani visi pallidi ma piano piano imparerà ad aprire il proprio cuore e allora.. i guai saranno doppi.
Capolavoro western Hawks dirige un’avventura formidabile in cui accenti e lingue si mischiano fra loro (intere sequenze sono dedicate alle incomprensioni linguistiche fra franco-americani e anglo-americani). Il film contiene tutti i grandi temi della frontiera: i pionieri, la ricerca delle terre ma in questa occasione solo per fini commerciali, la natura selvaggia, gli indiani come avversari e, purtroppo, come personaggi secondari sempre alle dipendenze del bianco. Il grande cielo è un film indimenticabile e ve lo consiglio caldamente.

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