Recensione su La grande scommessa

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Il business dell’ignoranza globale / 6 Settembre 2016 in La grande scommessa

Alla base di tutto c’è una regola non scritta, da scuola elementare; per escludere qualcuno dai giochi basta inventare un linguaggio cifrato. Tutto questo gergo complicatissimo alfanumerico dell’alta finanza, o finanza creativa, scoraggia i più nella comprensione; ed è così che gli speculatori si sono fatti i soldoni, facendo firmare cose astruse che accompagnavano subdolamente semplici mutui per l’acquisto della casa. Adam McKay sembra animato proprio da questo proposito: far comprendere il gioco sporco che ci ha spinti tutti quanti in un baratro senza fondo, l’attuale eterna “crisi”. Che continua impunito dopo aver sollevato il polverone mediatico e messo le manette a un paio di pesci piccoli del sistema. Ahimè per quanto il regista provi a ingolosire lo spettatore con tutti i trucchi del mockumentary, l’argomento è davvero talmente pesante e stratificato da risultare una mission impossible. Pazzesco: sono rimasti impuniti da una legge che forse non aveva i mezzi per comprendere appieno quanto è successo, resteranno impuniti da una opinione pubblica che non capisce chi/cosa/come/quando. Sarà sempre più facile prendersela con gli immigrati, perchè hanno una faccia. Il business dell’ignoranza globale paga, e paga di brutto.

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