Recensione su La grande scommessa

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Coca, mignotte e CDS – see, magari / 31 Gennaio 2016 in La grande scommessa

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Hollywood si mette di buzzo buono per spiegare la crisi dei mutui subprime del 2008. Lo fa con una serie di attoroni (lode a me, non ne ho riconosciuto uno, sono un sottile fisioniomista) e quella ventata di progressismo un po’ fastidioso degli attori ricchi che hanno i miliardi. Per dire, non è difficile preoccuparsi dei morti di fame in Congo, ma se hai una villa in California è più facile. La scelta è accendere la luce su alcune storie, che si intrecciano oppure no, di personaggi del mondo della finanza che nei mesi precedenti allo scoppio della crisi ne hanno riconosciuto i prodromi. E, essendo quello il mestiere loro, pur se ognuno con motivazioni proprie e storie personali alle spalle, ci hanno scommesso su. Assunto di base: la finanza è una specie di casinò, e visto i casinì che combina non c’è motivo di dubitarne. Ryan Gosling incarna l’archetipo del banchiere cinico soldisoldisoldifuckYEAH!, e la voce narrante. Intorno a lui: un nerd sociospastico gestore di un fondo, che sta in ufficio scalzo e ascolta heavy metal, il primo a vedere che il castello è basato sul niente. Un gruppetto di gestori con problemi etici, capeggiati da Steve Carrell. Un paio di ragazzotti che scoprono tutto per caso e ci puntano su. Ovviamente, tutti all’inizio li prendono per matti, figurati, il mercato immobiliare non crollerà mai. Ahahahahah. Rendere un film interessante su un argomento così noioso/difficile/indigesto è arduissimo, e meritorio, e non si esita a qualsiasi espediente, del tipo: e ora, che cosa siano i credit default swap, te lo spiega questa gnocca immersa nella schiuma. Lol. Sguardi in camera, del tipo “hey, so che sembra assurdo ma è successo davvero”. Tra personaggi riusciti o meno, alcuni buffi ma forse non molto verosimili (però remember che sono americani), vince la scelta di dimostrare la tesi procedendo per opposto: non chi/come ha minato le fondamenta, ma chi scopre e scommette contro; così si mettono in scena i meccanismi perversi, e il loro funzionamento, la loro logica, che hanno portato alla crollo finanziario. L’insieme non fa che spiegare, con i personaggi che indagano e non riescono a capacitarsi del fatto che stia tutto andando così tanto in vacca, e rispiegare andando sempre più a fondo ma con evidenti cerchi concentrici, cosa sia successo. Tutto infatti è basato sul fatto che nessuno ci abbia capito un ca**o, che è in una parola la finanza e non dico che dovrebbe morire ma… uhm, sì, no, dovrebbe proprio morire. Non ho ben capito quanto le spiegazioni siano chiare perché avendo io fatto, del tutto casualmente, una tesi che parlava di finanza (O_o ma sei matto?) non partivo davvero da zero, per cui ne ho ottenuto solo più tessere di un mosaico che comunque mi era stato spiegato già. Il succo, secondo Hyman Minsky, è che le regole ci sono, la finanza le aggira, la bolla finanziaria si gonfia, scoppia, moriamo tutti un po’, si rimettono regole, e poi si riparte. E questo è il capitalismo ^_^

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