Recensione su Il grande uno rosso

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14 Febbraio 2014

L’unica gloria in guerra è sopravvivere”

Questo film ha semplicemente tutto: il ricordo, l’amicizia, la crescita morale, la paura, la speranza, l’umanità, la bestialità. THE BIG RED ONE (il grande uno rosso) è una pellicola completa, un film di genere bellico che affronta le battaglie con tenacia senza dimenticare le piccole gag o i momenti di serenità dei quattro soldati appartenenti alla 1^ Divisione di Fanteria Americana. L’opera diretta da Samuel Fuller nel suo voler celebrare l’epopea Americana, ed in via del tutto straordinaria l’esperienza del Fronte vissuta dal regista stesso, non scende nella pesantezza della retorica.

Bianco e nero, desolazione, nebbia dovuta ai fumi dei gas o dei fumogeni, distruzione ed un Cristo crocifisso. L’incipit de “il Grande Uno Rosso” è arte.
In un contesto di morte e desolazione entra in scena un giovane soldato (LEE MARVIN). Quello che viene mostrato agli occhi dello spettatore è solo un lungo flashback, un ricordo neanche troppo lontano concernente la prima Guerra Mondiale. Gli anni passano e quel non più giovane soldato, divenuto nel mentre sergente, viene richiamato a servizio per combattere un’altra guerra perché se è vero che le guerre è sempre meglio non farle, per gli Americani la II fu una vera e propria crociata, uno scontro fra titani, una scontro fra civiltà. La forza del film è in parte questo, ripercorrere le varie battaglie spostandosi dal Nord Africa alla Sicilia, per arrivare allo sbarco in Normandia sublimemente descritto come quello che realmente fu: una mattanza. Altro punto forte, senza contare la regia poderosa, la caratterizzazione dei personaggi: accanto al veterano Lee Marvin, una figura paterna ed autoritaria, abbiamo il soldato Vinci (Bobby Di Ciccio), il soldato Griff (Mark Hamill), Zab (Robert Carradine) ed il soldato Johnson (Kelly Ward). Quattro poveri diavoli, figli del melting pot Statunitense, che pur rimanendo umani macelleranno il nemico l’incontrato lungo il cammino.
Vedendo il film, in una scena il Sergente interpretato da L. Marvin sostiene che “loro non assassinano, uccidono. Si assassina l’uomo, si uccide la bestia”.
Queste parole possono essere contrapposte a quelle del Generale Patton, figura ampiamente citata nella pellicola: ” Se si arrendono quando tu sei a due-trecento metri da loro, non badare alle mani alzate. Mira tra la terza e la quarta costola, poi spara. Si fottano, nessun prigioniero! È finito il momento di giocare, è ora di uccidere! Io voglio una divisione di killer, perché i killer sono immortali! “.

2 commenti

  1. schizoidman / 15 Febbraio 2014

    “Il grande uno rosso” è uno dei più grandi film di guerra di ogni tempo. Personalmente non esito a definirlo un capolavoro. Il film, però, va visto nella (splendida) versione “reconstruction”, che reintegra molte scene che purtroppo vennero tagliate dalla produzione per la versione distribuita al cinema e che aggiungono valore al film tanto da farlo diventare ancora più bello. Mitico Fuller!

  2. DonMax / 18 Febbraio 2014

    grazie @schizoidman.
    Per me il grande uno rosso è un film che merita tantissimo, alla 21st (per ora solo su facebook, ma prossimamente farò un blog) sto curando una rubrica sui film di guerra e sia questo che Patton generale d’acciaio per me se la battono (almeno se si prende il genere bellico americano). Di Fuller prossimamente scriverò anche qualche riga a proposito de “Il corridoio della paura”. Credo di aver trovato un nuovo regista che, al pari di Sam Peckinpah, lascerà in me un bel solco.

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