Recensione su Il ventre dell' architetto

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14 novembre 2011

Un’opera artisticamente eccellente, stilisticamente elegante e di forte impatto visivo: penso di non aver mai visto una descrizione così sublime di Roma. La città eterna viene esaminata nei suoi dettagli architettonici dall’occhio raffinato di un regista spesso fuori dagli schemi (“Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante”), esaltata in ogni particolare storico dalla mano esperta di Greenway assume un fascino, se possibile, ancora maggiore di quello che già possiede.
Pasti luculliani all’ombra dei colonnati di marmo, banchetti serali di fronte al Pantheon, salotti borghesi in ampii patii al chiaro di luna, ogni sequenza (adeguatamente adornata da un ottimo sottofondo musicale) è una rivisitazione dei fast dell’antica Roma secondo i canoni stilistici più moderni di un artista colto e allo stesso tempo visionario, aggrappato alla storia e desideroso di ricreare una condizione artistica nuova.
La storia è una storia di ossessione, fallimento e decadenza e la chiave è la figura dell’architetto e del suo ventre, che trova in Brian Dennehy un interprete massicciamente calzante.
Uno splendido omaggio a Roma.

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